Ripeto spesso che la Parola di Dio (che la Chiesa ci propone ogni giorno con la Liturgia della Parola durante la s. Messa) non è molto facile. Nutro la grande speranza che i commenti, che vi spedisco, vi possano aiutare a entrare meglio in sintonia col Signore, per poi sentire nel profondo del cuore ciò che Egli intende comunicare a ciascuno di noi. Il commento, che stasera ci dona padre Vanhoye, mi sembra davvero provvidenziale. Ci aiuta ad applicare i due passi di oggi (1 Gv 2,12-17; Lc 2,34-40) alla nostra esistenza, tenendo anche presente che siamo ormai alla fine dell’anno.
«Il personaggio che ci viene presentato dalla liturgia odierna, Anna, la profetessa che incontra il Signore, ci fa pensare all’anno che sta per finire. Questa donna è molto anziana, è quasi alla fine dei suoi giorni (ha ottantaquattro anni 84, cioè 12 x 7, indica un numero perfetto). Dopo sette anni di matrimonio, avendo perso il marito, è sempre rimasta nel tempio, “servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere”. Per questo riceve la grazia di poter essere presente quando Maria e Giuseppe portano il Bambino nel tempio. Anna incontra il Salvatore, proclama le lodi di Dio, come aveva già fatto Maria, e parla del Bambino a tutti quelli che aspettano la liberazione di Israele.
Come Anna, anche il nostro anno è giunto quasi alla fine dei suoi giorni; Natale è all’inizio dell’ultima settimana dell’anno, la cinquantaduesima. Anche il nostro anno, dunque, finisce con l’incontro con il Signore. E questo incontro sarà tanto più bello quanto più fedele sarà stata la nostra preparazione ad esso, come quella di Anna. Ma forse noi non ci siamo sempre comportati così durante quest’anno. Tuttavia, nonostante tutte le nostre infedeltà e le nostre negligenze, sappiamo che il Signore, nella sua bontà infinita, si presenta a noi con misericordia e si fa veramente riconoscere come nostro Salvatore, perché il nostro cuore sia nella gioia e questa fine d’anno sia veramente per noi un incontro con lui.
La Prima lettera di Giovanni mette in risalto tutti gli aspetti di tale incontro con il Salvatore. Il primo è il perdono dei peccati. L’autore si rivolge ai giovani, dicendo: “Scrivo a voi, figlioli, perché vi sono stati perdonati i peccati in virtù del nome del Signore”. Portiamo dunque davanti al Signore tutti i nostri peccati con una immensa fiducia, sapendo che egli è venuto per togliere il peccato del mondo. I nostri peccati diventano un’occasione per incontrare il Salvatore con maggiore verità e concretezza, e per riconoscerlo davvero come colui che ci libera dal peccato, colui che ci ha già liberati dal peccato in tutto l’anno trascorso.Il nostro Salvatore però non si limita a questa azione negativa: egli è Salvatore proprio perché ristabilisce positivamente la comunione tra Dio e noi, e la comunione tra noi. Giovanni si rivolge ai più anziani dicendo: “Ho scritto a voi, padri, perché avete conosciuto colui che è da principio”. Tutti noi desideriamo conoscere la verità fondamentale, scoprire l’origine delle cose, per trovare il senso della vita. La scoperta che Giovanni ci fa fare è quella di cui parla ai giovani: “Ho scritto a voi, figlioli, perché avete conosciuto il Padre”. Gesù è venuto in mezzo a noi per rivelarci che colui che è da principio è il Padre. Dio non è un Dio indifferente, un Dio dominatore, ma è l’origine della vita, la sorgente dell’amore. Colui che è fin dal principio è il Padre di Gesù, che ha voluto essere anche il Padre nostro; per questo ha mandato il suo Figlio nel mondo.
Contemplando Gesù nel presepio, facciamo esperienza della paternità di Dio. Egli, che è il Padre di questo Bambino, è anche il Padre nostro, perché questo Bambino è nostro fratello. La salvezza consiste nel conoscere il Padre, nell’essere in relazione con Lui, nel sapere che egli ha nei nostri confronti sentimenti di bontà e di tenerezza, desidera essere in relazione con noi, trattandoci come suoi figli amati.
Se accogliamo questa salvezza, non abbiamo più nulla da temere. Giovanni ci dice: “Siete forti e la parola di Dio rimane in voi e avete vinto il Maligno”. Noi non soltanto siamo liberati dai peccati passati, ma riceviamo la forza per superare tutti gli ostacoli che ci si presenteranno nel futuro. La parola di Dio, che attesta in noi che Dio è il Padre nostro, è una forza che rimane in noi, che ci trasforma e ci permette di vincere sempre più il male.
Essa ci fa passare da un’idea di amore inadeguata, cioè l’amore del mondo, al vero amore, che è l’amore del Padre. Giovanni afferma: “Il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!”. Cioè, chi rimane nell’amore di Dio si stabilisce su un fondamento sicuro e vince il Maligno.
Al termine di questo anno, vogliamo essere pieni di riconoscenza verso colui che veramente ci salva, e vogliamo accoglierlo con tutta la fede di cui siamo capaci e che egli stesso ci dona» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume I – Tempi forti, Edizioni AdP, Roma 2014, pp. 64-66).
Sono molti i temi su cui possiamo soffermarci: per esempio il bilancio spirituale e morale dell’anno che sta per finire, l’importanza di essere perdonati da Dio (quindi, la grande rilevanza di una seria conversione e di vivere spesso e bene il Sacramento della Penitenza). Voglio precisare il cenno che il biblista fa al “negativo” e al “positivo”. Per “negativo” egli non intende una cosa non buona, al contrario! Per azione “negativa” dobbiamo intendere l’eliminazione di ciò che è cattivo, appunto i peccati. Poi bisogna passare al “positivo”: cioè crescere nella santità, nella comunione con Dio e con i fratelli. Io penso spesso che c’è il rischio di intendere la dimensione morale, limitandola alla sola dimensione “negativa”: mi accorgo dei peccati che devo eliminare. Ovviamente è un impegno importante. Ma ritengo molto prezioso “lavorare” al positivo, crescendo della santità. Un marito deve essere contento perché non tradisce la moglie e non picchia i figli, ma “forse” non è sufficiente! Così, per esempio, per la parrocchia: è bello se un battezzato non litiga con altri parrocchiani, ma dovrebbe anche chiedersi se è consapevole del ruolo prezioso dei laici nella Chiesa!