Ritengo opportuno restare sul tema proposto dal Vangelo di domenica scorsa: l’umiltà. Vi porgo i pensieri di due autori francesi e poi il commento di monsignor Ravasi.
«La morale dell’insuccesso è l’unica durevole. Chi non capisce l’insuccesso è perduto» (COCTEAU JEAN, 1889-1963, scrittore francese).
«Gli insuccessi sono i soli maestri che possono rimproverarci utilmente e strapparci quella confessione di aver sbagliato che tanto costa al nostro orgoglio» (BOSSUET JACQUES-BÉNIGNE, vescovo francese del ‘600, Orazione funebre per Enrichetta Maria di Francia, regina di Gran Bretagna).
Commenta monsignor Ravasi: «Tutti prima o poi nella vita c’imbattiamo nel fallimento di una nostra opera, nei fischi, nel sarcasmo per un risultato negativo. È, quello, uno dei momenti più ardui da vivere.
Facile è la tentazione dell’autodifesa a oltranza, scaricando ogni colpa sul destino, sugli altri che non capiscono o che ci osteggiano, sulla società. Avere il coraggio di vagliare le cause dell’insuccesso risalendo alle proprie responsabilità e riconoscendo gli errori è come aver imparato la lezione di uno dei maestri più importanti e necessari, cioè la vita. Quando il nostro cielo s’offuscherà e la sconfitta brucerà, ricordiamo che quell’amarezza è simile a una medicina che contrasta i germi della superbia e salva la salute dell’anima» (RAVASI GIANFRANCO, Mattutino. Gli insuccessi, in Avvenire, 13-10-2002, p. 1).
Tutti facciamo l’esperienza di errori, tentazioni, peccati, anche fallimenti. Possiamo utilizzare tutto per combattere la superbia e l’orgoglio e crescere nella fiducia nel Signore. Vi consiglio di meditare due passi preziosi di san Paolo: Rm 8,28 e 2 Cor 12,7-10.