Anche oggi il commento di monsignor Aiello alle letture della s. Messa (Rm 8,12-17; Lc 13,10-17) è davvero prezioso.
«Anime curve
Lettura
Oggi riprendiamo il discorso di Paolo ai Romani, in cui egli insiste sulla polarità tra “carne” e Spirito: “se vivete secondo la carne, morirete; se, invece, mediante lo Spirito, fate morire le opere del corpo, vivrete”. La novità ora sta nell’affermazione: “Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio”.
Meditazione
Non si tratta di tensioni divergenti che lacerano il cuore, ma di vere appartenenze che stabiliscono una identità: nel caso dei credenti, essere figli di Dio, inseriti in una relazione filiale col Padre e di fratellanza con il Figlio Incarnato. La categoria “figlio” è meglio chiarita se contrapposta a quella di “schiavo”: il primo vive nella dignità, l’altro nell’abiezione; l’uno vive con fiducia, l’altro nella paura; il figlio partecipa della regalità del Padre, lo schiavo è e resta nella sottomissione. In noi lo Spirito – l’ “abbraccio tra il Padre e il Figlio” -, “con gemiti inesprimibili” grida “Abbà! Padre!” per celebrare un’appartenenza, per far crescere la fiducia, per esaltare la libertà, per rendere certa la salvezza, “perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il mio corpo veda la corruzione” (cfr. Salmo 16). Il figlio, sia pure adottivo, entra nella casa del Padre, vi abita con pieno diritto e partecipa ai beni del Padre: “se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo» (Rm 8,17). La ricchezza del Padre è la vita ed Egli la dà come eredità ai figli: non la vita limitata e mortale, ma quella piena ed eterna: “sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” dice Gesù (Gv 10,10).
Gesù insegna di sabato nella sinagoga, la sua predicazione è fatta di parole e segni, di suoni e gesti che rivelano la sua potenza. I gesti sono miracoli e liberazioni che innervosiscono i cultori del sabato, i quali guardano la Legge e non l’uomo con i suoi sogni infranti. La donna curva è icona di un limite, di una impossibilità a guardare in volto gli altri, i figli, il marito, le amiche, di una difficoltà ad alzare le mani, nel gesto della preghiera, innalzando gli occhi al cielo. È raggomitolata in se stessa, in una posizione fetale, come se non fosse mai nata alla bellezza della relazione, che ha nel volto, nello sguardo, negli occhi la sua meravigliosa geografia. Sente dei suoni, ma non sa da dove vengano; ascolta parole senza scoprirne la fonte, è piegata in due, come condannata a guardare la terra al pari degli schiavi del mito della caverna di Platone, che vedono solo le ombre sul fondo dell’antro. Gesù la chiama, risvegliando in lei la sua femminilità, la pone al centro, la estrae dall’anonimato dell’ombra della morte: “Donna, sei liberata dalla tua malattia!”. Si sente uno scricchiolio delle vertebre ed ella s’innalza nella bellezza del suo sorriso.
Preghiera:
“Siamo anime curve”, dice san Bernardo; donaci, Signore, l’armonia della santità.
Agire:
Faccio visita ad una persona incurvata dal dolore e dagli anni» (AIELLO ARTURO, Anime curve, in Messa meditazione 2025, settembre-ottobre, pp. 403-404).
Mi hanno colpito tanti aspetti di questo commento, in particolare il cenno alla “geografia” e all’essere raggomitolata. Ognuno si chieda come vive l’essere “figlio”.