Sembra che oggi monsignor Aiello si rivolga soprattutto ai giovani, ma in realtà la sua esortazione è per tutti i cristiani, che magari pensano che i laici debbano stare in retroguardia, privi di creatività e di responsabilità. Ognuno è chiamato a fare un forte esame di coscienza per individuare cosa lo blocca e gli impedisce di donarsi completamente a Gesù e ai fratelli per la gloria di Dio e la salvezza di ogni uomo.
«Capitano, mio capitano!
Lettura
Il credente mette a servizio della salvezza tutto se stesso, anche il suo corpo, le sue doti, il suo tempo, le occasioni che gli si offrono. È ciò che scrive Paolo ai Romani: “Come avete messo le vostre membra a servizio dell’impurità e dell’iniquità, così ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia, per la santificazione”.
Meditazione
Chi è impegnato in una vita dissoluta vi mette tutto se stesso: pensieri, progetti, intelligenza, costanza, volontà. Com’è che la stessa persona non pone la stessa passione nel seguire la via del bene? Il bene deve attirare tutto di noi, deve prenderci in pieno senza lasciare scoperta alcuna parte che non sia attirata dal nuovo stile di vita. Oggi più che mai abbiamo bisogno di credenti, soprattutto giovani, appassionati ed appassionanti, che sprizzino gioia per l’appartenenza a Gesù e alla Chiesa. “Ora invece liberati dal peccato e fatti servi di Dio, raccogliete il frutto per la vostra santificazione e come traguardo avete la vita eterna”: ora sei sulla strada buona e ogni giorno ti avvicina al conseguimento della salvezza; sii contento di questo, non stai disperdendo, ma ammassando per la vita eterna, e anche questa giornata che inizia ti dà modo di “trasformare in oro” tutto ciò che tocchi. Non è entusiasmante? Confesso candidamente di essere tifoso del Gesù “rivoluzionario” che nel vangelo di oggi parla ai suoi “soldati” dicendo: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!”. È il grido di un condottiero impaziente di vedere realizzato il suo piano, e cresce nel mezzo della battaglia più di quanto non accada nella tranquillità del suo quartiere generale. È la santa voglia di chi freme ardendo del fuoco dell’amore dinanzi ad un mondo sempre più raggelato e ad un’umanità che rischia di morire assiderata. Il Vangelo non è per i pigri, per i paurosi, per i pavidi, per chi voglia restare in poltrona a guardare il telegiornale, ma incita a gettarsi nella mischia pagando di persona, e sapendo che anche il sacrificio della vita serve per la salvezza eterna di tanti. “Pensate io sia venuto a portare pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione!”: è un grido di battaglia che dovrebbe scuotere tanti. I nostri giovani affogano nell’ebbrezza dell’alcol, nella falsa pace di sostanze stupefacenti, in paradisi chimici che sconvolgono le loro vite e bruciano i loro cervelli, rendendoli soli e amorfi, assonnati e rantolanti; mentre “Gesù è vivo e li vuole vivi”, scattanti, alacri costruttori di un mondo nuovo e bello costi quello che costi. L’irenismo addormenta e uccide, la pace del Vangelo inquieta santamente e tiene desti.
Preghiera:
Toglimi la pace della tranquillità, Signore, il torpore dell’ozio, la sonnolenza del meriggio, la rassegnazione che invecchia, e donami la tua pace che accende e rende giovani sempre.
Agire:
Rintraccio il numero di un amico di gioventù con cui condividevo sogni e progetti e lo contatto» (AIELLO ARTURO, Capitano, mio capitano!, in Messa meditazione 2025, settembre-ottobre, pp. 378-379).