Pensiero serale 24-10-2025

Oltre 40 anni fa in mia presenza un sacerdote (poi diventato Cardinale Vicario del Papa per la diocesi di Roma) affermò che il capitolo VII della lettera di san Paolo ai Romani è il passo più drammatico della Bibbia. Oggi vi porgo il commento di questo brano, ancora grazie a monsignor Aiello, anche alla luce della pagina del Vangelo (Rm 7,17-25; Lc 12,54-59).

«Il cuore dei segni, i segni del cuore

Lettura
Il brano dalla Lettera ai Romani è stato indicato come la più antica descrizione del “guazzabuglio” che è il cuore umano: vi trovi di tutto come in un emporio o un’antica soffitta. L’Apostolo non ha difficoltà a mettersi a nudo descrivendo i pensieri del suo cuore ̶ come gli antichi monaci, che andavano a confidarli all’Abate per esserne liberati ̶ facendoci così affacciare sulla divisione che regna anche in lui, disorientandolo a volte fino allo scandalo: “in me c’è il desiderio del bene ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio”.

Meditazione
Dovremo aspettare “Le Confessioni” di Sant’Agostino per trovare altre pagine così profonde di introspezione psicologica e di vita interiore. Chi vive superficialmente non conosce questo tormento, ma chi inizi un serio cammino di conversione sa bene ciò di cui Paolo sta parlando: la zizzania spunta vigorosa nel campo ben arato e seminato a grano di ottima qualità. Questa intima divisione, questo continuo scontrarsi nel campo di battaglia del mio cuore tra lo Spirito buono e l’eterno avversario, è la croce che santifica i credenti con un lento, nascosto, silenzioso martirio. “Me infelice; Chi mi libererà da questo corpo di morte?” lamenta Paolo in preda a una seria preoccupazione, ma immediatamente l’immagine di Gesù, il Signore, gli balena nella mente come l’Unico che può dargli vittoria nell`agone di quella dolorosa divisione, e lo invoca come Salvatore: “Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!”. E noi, in coro, gridiamo: “Sì, Amen, Alleluia!”.
Il vangelo di oggi ci fa tornare alla mente il colonnello Bernacca, che nella TV in bianco e nero era il vate delle previsioni del tempo quando eravamo bambini. Oggi tutti sono aggiornati su “Che tempo fa?” da vari siti mai concordanti. I nostri nonni guardavano il cielo e annusavano i venti come gabbiani, o percepivano le contrazioni di qualche cicatrice di guerra: alle previsioni, in vario modo, sono sempre stati interessati i contadini e chi doveva mettersi in viaggio.
Pochi oggi si chiedono “Che tempo fa?” nell’anima, nella Chiesa, nel corpo che perde colpi, nell’Eterno che preme sul tempo. Bisogna imparare a decodificare i segni per non farsi sorprendere dall’irreparabile. Dio non ce li fa mancare: sono i sassi che “Pollicino” saprà scorgere per tornare a Casa. Poiché, comunque vada, “il tempo si è fatto breve”, Gesù ci indica una via per utilizzarlo nella maniera più intelligente: venire a patti. E un modo per manifestarci colpevoli ̶ chi non lo è? ̶ riducendo le conseguenze: “Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui”.

Preghiera
Grazie, Gesù, per questo saggio consiglio che ci hai lasciato nel vangelo di oggi! Tu hai in odio l’arrogante, ma “non disprezzi un cuore affranto e umiliato” (cfr. Salmo 50).

Agire:
Oggi vado a confessarmi per evitare la condanna» (AIELLO ARTURO, Il cuore dei segni, i segni del cuore, in Messa meditazione 2025, settembre-ottobre, pp. 384-385).

Come già altre volte condivido con voi i punti che mi hanno colpito maggiormente e che forse possono essere utili per la vostra riflessione e soprattutto per il vostro progresso agli occhi del signore.
Il termine “guazzabuglio”, se ricordo bene, è usato dal Manzoni in riferimento al cuore nel capitolo X de “I promessi sposi”, quando egli narra la vicenda davvero drammatica di Gertrude.
Sembra che ci sia la seguente alternativa: o si è superficiali o si soffre il tormento descritto da san Paolo. Io confermo che c’è il rischio di una terribile superficialità, ma penso che sia preferibile rendersi conto di tale tormento soprattutto quando abbiamo la gioia della certezza della guarigione che il Signore ci offre (perciò vi segnalo ciò che il Vescovo propone nell’ “Agire”).
Per quanto riguarda il cenno alla parabola del grano e della zizzania, credo che sia molto utile evitare l’errore di pensare che il grano siamo noi, bravi cristiani, e la zizzania è il male rappresentato sempre dagli altri …In realtà, nel cuore di ognuno ci sono sempre grano e zizzania. Conta saperne prendere consapevolezza e collaborare col Signore che vuole purificarci.
Siccome oggi tanti esaltano enormemente il tema dell’ecologia (che ovviamente non voglio sottovalutare), apprezzo moltissimo il cenno di monsignor Aiello, non tanto all’emergenza climatica, quanto al sapersi porre una domanda ben più profonda “Che tempo fa?” in riferimento per esempio all’ “Eterno che preme sul tempo”.
Auguro a tutti di far tesoro sia di queste splendide pagine bibliche sia del sapiente commento che ci viene donato.