Continuiamo a lasciarci guidare da padre Vanhoye nella meditazione delle letture della s. Messa (1 Sam 1,24-28; 1 Sam 2,1.4-8; Lc 1,46-55).
«La liturgia oggi ci suggerisce un confronto fra Anna e Maria. Entrambe ringraziano Dio. Anna lo ringrazia con un’offerta fondata su un dono del Signore, che le ha concesso di essere madre: “Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore”. Samuele è un dono di contraccambio: è ceduto da Anna al Signore, e così costituirà il legame vivo tra lei e il Signore.Anche Maria ringrazia Dio con tutto il suo cuore: “L’ anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore”. Gesù non è ancora nato, ma Maria ringrazia già Dio per il figlio e lo offre al Padre, perché Gesù ha già iniziato la sua opera di salvezza santificando Giovanni nel grembo di Elisabetta.Il ringraziamento di Maria non è soltanto a parole, ma coinvolge la sua vita, è un vero atteggiamento di riconoscenza. Anche per noi questa deve essere a disposizione fondamentale nel tempo dell’Avvento. Dobbiamo ringraziare Dio con gioia ed esultanza perché egli viene a salvare il suo popolo, il mondo di oggi. E la Messa appunto è lode e ringraziamento al Signore.
Nell’Eucaristia noi riceviamo Gesù. Lasciamolo vivere in noi con la sua offerta, con il suo ringraziamento al Padre. E ringraziamo lui, che ha fatto la volontà del Padre, quando è venuto nel mondo per dare la sua vita per la salvezza degli uomini» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume I – Tempi forti, Edizioni AdP, Roma 2014, pp. 50-51).
Penso che chi vive la gratitudine è sereno, umile. Se sono grato verso Dio riflettendo sul mio passato, sono pieno di speranza anche riguardo al futuro. Se sono grato al Signore per il perdono ricevuto, mi sarà più facile perdonare gli altri (cfr. Mt 18,21-35). Non dimentichiamo Lc 17,11-19.
Se mi rendo conto con gratitudine che ciò che ho e ciò che sono è puro dono di Dio, vivrò tutto a partire dalla certezza che devo rispondere al dono, all’iniziativa di Dio, utilizzando i suoi doni tenendo conto del suo progetto (cfr. Mt 25,14-30).
È davvero stupendo l’invito di padre Vanhoye a lasciar vivere Gesù in noi. Mi ricorda ovviamente Gal 2,19-20. Forse questo è il vero senso del Natale (di cui non capiamo nulla se trascuriamo l’inscindibile legame col mistero pasquale).