Ci lasciamo guidare ancora da monsignor Aiello per meditare le letture della s. Messa di oggi (Rm 5,12-21; Lc 12,35-38).
«Il dono del tempo
Lettura
Oggi nella Lettera ai Romani è a tema la polarità Adamo-Cristo. L’uno e l’Altro hanno dato un’impronta alla Storia: il primo di carattere negativo, con una malattia genetica che si chiama “peccato originale”, il Secondo con una svolta positiva che si chiama Redenzione.
Meditazione
Per capire questa ricaduta in tanti altri di una scelta posta da un singolo, dobbiamo ricorrere a una matrice culturale presente nella Bibbia: la “personalità corporativa”. Riguarda alcune persone investite di autorità che rappresentano il popolo e le cui scelte, nel bene e nel male, ricadono su tutti. Riguardava i re e quanti, investiti da Dio, assommavano in sé l’identità di un intero popolo. La caduta di Adamo, il suo “No” a Dio inficia il sangue dell’intera umanità. Il “Sì” di Gesù al Padre salva il mondo intero da ciò che il peccato del primo uomo ha comportato di male. In maniera per fortuna meno invasiva ed estensiva, in piccolo, questa matrice vale anche per noi che, scegliendo il bene, purifichiamo il mondo, in particolare le persone che sono intorno a noi; ma, al contrario, compiendo il male, abbuiamo una giornata per tanti, come nel principio dei “vasi comunicanti”. “Come per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo – Gesù – si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita”. La morte e risurrezione del Salvatore sono un mirabile “antidoto” che protegge dal veleno del peccato originale, che ci avrebbe irrimediabilmente condotti alla morte. Nel vangelo c’è un invito alla vigilanza, in attesa che torni il Padrone della nostra vita. La vita non è un diritto, ma un dono, la terra un giardino da coltivare e custodire, gli eventi della storia accidenti che, in bene e in male, hanno breve durata. Tra gioie e dolori, la nostra vita passa “e noi ci dileguiamo”: finché siamo qui, cerchiamo di fare tutto il bene e il minor male possibile, perché non siamo proprietari ma affittuari: tutto ciò che esiste non ci appartiene, ma dobbiamo farne buon uso, va utilizzato come mezzo, dice Ignazio di Loyola, “per lodare, riverire, servire Dio e salvare la nostra anima in questo mondo”. Come gli Ebrei nella notte della liberazione, Gesù ci invita a stare desti, con i fianchi cinti, il bastone in mano, le lampade accese, come chi debba intraprendere un grande viaggio, come chi sia chiamato a rendere conto dell’amministrazione. E soprattutto del tempo che dovremo rendere conto, quello della giovinezza, dell’età adulta, della vecchiaia: come lo abbiamo amministrato? Come abbiamo vissuto? “Ci preoccupiamo di vivere a lungo – dice l’autore de “L’imitazione di Cristo” – e non piuttosto di vivere bene”.
Preghiera:
Grazie, Signore, del dono del tempo pur con la sua ambiguità: in un attimo posso perdermi, in un attimo posso salvarmi. Fa’ che questo giorno sia tempo di grazia.
Agire:
Mi soffermo a considerare il percorso della mia vita fino a oggi» (AIELLO ARTURO, Il dono del tempo, in Messa meditazione 2025, settembre-ottobre, pp. 365-366).
È bene riflettere su molti punti. Prego perché lo Spirito Santo vi aiuti a discernere il tema su cui è bene che vi soffermiate in modo particolare: per esempio, il valore dell’obbedienza, la solidarietà fra tutti gli uomini sia nel bene sia nel male. Se io pecco o, peggio, se scelgo di restare nel peccato, danneggio gli altri come un organo affetto da cancro danneggia tutto l’organismo.
È molto bella la frase di sant’Ignazio. Mi sembra molto simile a quella con cui ho concluso la riflessione di ieri: devo badare ad “arricchirmi agli occhi di Dio” (non era un invito all’egoismo, ma semplicemente a fare ciò che Dio desidera da me!).
È davvero splendida anche la frase tratta da quel gioiello che è “L’imitazione di Cristo”.
Il Vescovo di Avellino ci offre inoltre la possibilità di verificarci anche sull’uso del tempo e sulla responsabilità. È in gioco la verità dell’uomo: sono creatura o creatore, sono amministratore della mia vita o mi ergo a padrone decidendo ciò che è bene e ciò che è male? Ecco delineato l’errore più grave della cultura attuale.
Domani ricorderemo papa Wojtyla. Gli sono immensamente grato perché con il suo Magistero (la “teologia del corpo”, in particolare) mi ha aiutato a capire l’ “antropologia in quattro stadi”, su cui ho impostato il mio Manuale. All’interno di tale antropologia capiamo la differenza tra “uomo innocente”, “uomo caduto nel peccato” e “uomo redento”.