Pensiero serale 20-10-2025

Anche stasera monsignor Aiello usa delle immagini piuttosto plastiche, a cominciare dal titolo. Commentando le letture della s. Messa di oggi (Rm 4,20-25; Lc 12,13-21), egli mette in evidenza più volte il termine “terra” e giustamente contrappone i due protagonisti: Abramo e l’uomo ricco di cui parla Gesù nella parabola. Inoltre, il vescovo di Avellino cita un’opera teatrale di Alessandro Baricco, del 1994, “Novecento” e la novella di Giovanni Verga “La roba”, il cui protagonista si chiama Mazzarò.

«La terra pista di decollo

Lettura
Oggi torniamo alla lettura continua della Lettera ai Romani di Paolo. Al centro c’è ancora Abramo, nostro padre nella fede. Dio gli aveva promesso una terra e una discendenza: erano le cose importanti di una vita fino a non molto tempo fa, una terra in cui essere al sicuro cibandosi del proprio lavoro, e una posterità che portasse il nome e cognome del padre in altri tempi e in altri luoghi.

Meditazione
Entrambi i doni, la terra e il figlio, sopravvivevano al padre, in qualche modo, concretamente, lo eternizzavano. Abramo cammina a lungo, invecchia sempre più, ma nessuno gridava “L’America!” come in “Novecento” di Baricco: il figlio non arriva e la moglie è ormai sfiorita. Con lui abbiamo il monumento stesso della fede, perché, nonostante i continui rimandi – “Che mi darai?” (Gen 15,2) ̶ , il Patriarca continua a camminare scrutando l’orizzonte con occhi acquosi. La Terra Promessa non la vedrà, come accadrà anche per Mosè: dovrà accontentarsi di una tomba per Sara nella Grotta di Macpela, e il figlio, quando finalmente nascerà da una pelle prosciugata d’ogni umore di vita, Dio glielo richiederà indietro come vittima sacrificale. “Non esitò per incredulità, ma si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento”. Non sempre riesco ad avere la stessa fede di Abramo e vedo ancora in orbita preghiere fatte mezzo secolo fa, ancora oggi inevase. Anche nel Vangelo si racconta di una terra, proprietà di un latifondista come il Mazzarò del Verga, che si vede baciato dalla fortuna con un raccolto al di sopra di ogni aspettativa. L’uomo di cui narra Gesù la terra ce l’ha, e tanta, ed egli vi si immedesima, ne custodisce il raccolto e i confini, pensa che da essa gli verrà sicurezza, tanto più ora che il grano abbonda e bisognerà costruire nuovi granai, in cui ammassarlo per venderlo quando il pezzo sarà alto. In Abramo abbiamo contemplato la promessa e il desiderio della terra come sposa, sempre rimandati; qui, nella parabola di Gesù, vediamo descritta l’orgia della terra posseduta e spremuta come una prostituta. Quando il PIL è altissimo e al sicuro, quando l’uomo violentatore della terra-donna decide di vivere di rendita, arriva la morte a falciare lui e la sua prosopopea. La parabola è raccontata da Gesù per “chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio”. Un avviso di garanzia.

Preghiera
“Buono e eretto il Signore, indica ai peccatori la via giusta; guida i poveri secondo giustizia, insegna ai poveri la sua via. C’è un uomo che teme il Signore? Gli indicherà la via da scegliere. Egli riposerà nel benessere, la sua discendenza possederà la terra. Il Signore si confida con chi lo teme: gli fa conoscere la sua alleanza. Proteggimi, portami in salvo; che io non resti deluso, perché in te mi sono rifugiato” (dal Salmo 25).

Agire
Devolvo una somma di denaro per i poveri come fosse un investimento» (AIELLO ARTURO, La terra pista di decollo, in Messa meditazione 2025, settembre-ottobre, pp. 360-361).

Ci sono importanti riferimenti alla fede (vi ricordo l’ultima frase del Vangelo di ieri, XXIX domenica, anno C; Lc 18,8).
Voglio anche sottolineare che l’uomo ricco del Vangelo non commette peccati, ma da Gesù è giudicato molto severamente (cfr. Lc 12,20). Forse il punto più importante è il seguente: io col mio modo di vivere cerco di arricchirmi agli occhi di Dio (cfr. Lc 12,21) in vista del giudizio finale?