Pensiero serale 19-10-2025

Il Vescovo di Avellino ha indubbiamente il grande dono di saper commentare una pagina del Vangelo in modo “plastico”. Commentando le letture di questa domenica, egli si sofferma soprattutto sulla prima (Es 17,8-13).

«Stare solo a guardare

Lettura
Non è un “imboscato” Mosè; alcuni del popolo lo avranno di certo pensato: “Si fa da parte proprio ora che è il momento di combattere!”. Il capitano della spedizione sarà Giosuè che fa le prove generali per allenarsi a diventare lui il condottiero. Mosè è anziano, ma non è per mancanza di forze che sale sul monte a guardare dall’alto la battaglia contro Amalèk: egli sa bene che le sorti della guerra non sono nelle mani di Giosuè e dei suoi soldati, ma, come per ogni popolo e ogni individuo, tutto giace nelle mani di Dio.

Meditazione
Mosè prega sul monte con le braccia alzate e l’esercito vince ma, quando stanco le lascia cadere, è il nemico ad avere la meglio. In genere, si mette in evidenza la polarità “Mosè sul monte – l’esercito a valle” sottolineando un nesso di causalità, ma forse bisogna pensare ad una triangolazione: Mosè sul monte, l’esercito di Giosuè a valle, il popolo sugli “spalti”, forse sul dorso di una collina. Cosa fa gran parte del popolo? Sta semplicemente a guardare, al massimo farà il tifo per l’esercito di bandiera. Succede lo stesso nella vita: alcuni combattono, pochi pregano, ma la massa sta a guardare; potrebbero dar man forte all’esercito, o inerpicarsi sul monte della preghiera per alzare le braccia nell’atteggiamento dell’intercessione o, almeno, per sostenere coloro che, nascostamente, pregano per il buon esito della battaglia; invece, preferiscono “stare al balcone” senza sporcarsi le mani. “Se il Signore non custodisce la città invano veglia il custode” confessa il Salmo 126, a sottolineare che lo sforzo umano è importante, ma non risolutivo. Tu da che parte stai? Nella schiera dei prodi che ancora vanno a combattere, o nell’esiguo drappello dei contemplativi che giorno e notte “alzano le mani verso il tempio”? Forse preferisci stare a guardare con le braccia conserte. Mosè ci mostra che, nel crogiuolo delle volontà che interagiscono per l’evolversi del mondo, l’intercessione non è coreografica. Nel vangelo ci imbattiamo in una vedova che testardamente chiede a un giudice iniquo di farle giustizia contro un avversario che, sapendola priva di qualsiasi presenza maschile, approfitta di lei. La donna in gramaglie va ogni giorno a chiedere giustizia e, con la sua sola presenza in sala d’attesa, alzando gli occhi dallo scialle nero, Cerca di far breccia nel cuore del giudice disonesto. C’è una disparità di forze nella relazione, tra la borsa in cuoio del magistrato e i poveri panni della donna sola, ma l’insistenza perseverante della vedova può vincere la partita. “E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui?”.

Preghiera:
Grazie, Signore, per tante presenze nascoste, ma efficaci, che nella preghiera vegliano sulle sorti del mondo. Sostieni le loro braccia nella fede e nella speranza.

Agire:
Come segno della mia gratitudine, porto dei fiori o dei dolci alla ruota di un monastero di clausura» (AIELLO ARTURO, Stare solo a guardare, in Messa meditazione 2025, settembre-ottobre, pp. 355-356).

Meditando queste parole, è tornato alla mia mente il titolo di un convegno di qualche decennio fa: “La parrocchia: un servizio ai cristiani o i cristiani al servizio?”. Auguro a ognuno di porsi sempre qualche domanda del tipo: mi lamento per la fame nel mondo, per la violenza o per le guerre o per i problemi della Chiesa…, ma qual è concretamente il mio contributo? Per caso mi limito a guardare e a giudicare (notate l’ironia del titolo della meditazione di oggi)? Mi sono mai chiesto seriamente se faccio ciò per cui Gesù ha voluto che io nascessi?
Infine, ho apprezzato molto ciò che Aiello dice dei monasteri di clausura. Chi riduce il cristianesimo a ecologia, assistenzialismo e attivismo, non capirà mai una vocazione del genere. Io chiedo al Signore per me il dono della vera fede.