Pensiero serale 17-10-2025

Continuo a proporvi il commento di Arturo Aiello alle letture della s. Messa (Rm 4,1-8; Lc 12,1-7). Ci sono ancora ottimi riferimenti al santo che la Chiesa ci fa ricordare oggi.

«Lectio Divina

Camminare al buio

Lettura

Paolo chiama in causa il patriarca Abramo, capostipite di Israele, che si mise in cammino seguendo l’ordine di Dio, senza sapere dove andava. A noi, abituati a programmare i viaggi nei minimi particolari, senza il beneficio della sorpresa, appare assurdo il suo comportamento di anziano pellegrino, che in età più che pensionabile, con passo malfermo, segue il comando di un Dio che non conosce. “A chi lavora il salario non viene calcolato come dono, ma come debito”: invece la salvezza è un dono gratuito, ed è concesso a coloro che credono e affidano la propria vita a Chi vede più lontano di noi.

Meditazione

La fede chiede il superamento della mania di controllo, per cui si vuole dominare ogni cosa per intervenire all’istante: molti genitori, educatori, amanti sono affetti da questa sindrome. Abramo no, neppure quando Dio lo incammina, nel giorno più buio della sua vita, verso il monte Moria, con Isacco, la legna e il fuoco, ma senza la vittima da sacrificare. Al figlio che gli chiede conto risponde: “Sul monte Dio stesso provvederà!” (cfr. Gen 22,8). Sul monte Moria all’ultimo compare un ariete con le corna impigliate in un cespuglio; ma è sul Golgota che il Padre provvede ̶ una volta per sempre ̶ come vittima l’Agnello senza macchia che toglie i peccati del mondo. “Abramo credette a Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia”. È il cammino dei piccoli e dei poveri, che si fidano di Dio anche quando tutto sembra irrimediabilmente perduto.Ignazio, Vescovo di Antiochia, cristiano della seconda generazione, credette fermamente, anche quando, catturato e imprigionato, iniziò il suo ultimo lungo viaggio dalla sua sede episcopale fino a Roma. Un pellegrinaggio di fede e di speranza, lungo il quale gli si facevano incontro credenti e responsabili di comunità per ascoltare il suo insegnamento ed essere da lui benedetti. Dove andava? Che cosa rappresentava Roma per lui? Come noi, in questo Anno Giubilare, egli pellegrinava verso il luogo che Pietro e Paolo avevano reso santo con il loro sangue, ma, in più, vi si recava come prigioniero candidato a essere sbranato dalle belve nel circo, spettacolo che l’imperatore Traiano offriva ai suoi sostenitori. Nelle sue sette Lettere a noi pervenute, Ignazio incita alla fede e all’unità della Chiesa, e chiede con forza ai Romani che non gli impediscano il martirio con le loro raccomandazioni. Sapeva d’avere contati i giorni e i capelli, e d’essere in Buone Mani.

Preghiera

Ma io confido in te, Signore; dico: “Tu sei il mio Dio, i miei giorni sono nelle tue mani”. Liberami dalla mano dei miei nemici e dai miei persecutori: sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto, salvami per la tua misericordia. Quanto è grande la tua bontà, Signore! La riservi per coloro che ti temono, la dispensi, davanti ai figli dell’uomo, a chi in te si rifugia (dal Salmo 31).

Agire

Esco di casa senza meta e senza contapassi, con la voglia di perdermi per ritrovarmi» (AIELLO ARTURO, Camminare al buio, in Messa meditazione 2025, settembre-ottobre, pp. 342-343).

È bene riflettere sul fatto che la fede è luce, ma anche oscurità. La luce totale la godremo solo in Paradiso. Quando facciamo l’esperienza del buio, tutto dobbiamo fare tranne che pensare che stiamo perdendo la fede. Continuare a fidarsi di Dio obbedendo a Lui anche nel buio forse è la massima crescita (e purificazione) nella fede.Siamo esortati a essere consapevoli che la salvezza ci è donata per la fede e non per le opere, il che non significa che non dobbiamo rispondere all’Amore di Dio per noi, ma la salvezza è dono suo, non frutto dei nostri sforzi. Infine, è importantissimo chiedere al Signore luce per capire che significa ciò che afferma monsignor Aiello nell’ “Agire”: occorre perdersi per ritrovarsi.