Pensiero serale 16-10-2025

Anche oggi vi spedisco il commento di mons. Aiello alle letture della s. Messa (Rm 3,21-30; Lc 11,47-54) e c’è ancora un bel collegamento con la santa che ricordiamo: la suora che ebbe un rapporto profondissimo col Signore.

«Lectio Divina

Le derive da don Abbondio

Lettura
Paolo dibatte il tema centrale della sua visione teologica che è una sorta di “cavallo di battaglia”: non sono le opere che salvano, ma la fede in Cristo Gesù morto e risorto. I sostenitori delle opere sono i Giudei e i giudaizzanti che, forti della Legge di Mosè con i suoi seicento precetti, cercano di guadagnarsi la salvezza con un impegno costante e schiacciante di “palestra morale”: rischiano di diventare muscolosi e presuntuosi nella loro scalata alla salvezza.

Meditazione
Paolo, un tempo noto come “Saulo”, viene da quella scuola e ne riconosce ora tutti i rischi, soprattutto quello di rendere vana la Croce di Cristo. È un pericolo che nei secoli passati abbiamo corso anche noi cattolici con una impostazione fortemente volontarista dell’agire morale. “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù”: è questo il punto centrale dell’annuncio, dove l’uomo non si salva da sé, ma è salvato dal Sangue di Cristo. Milleseicento anni dopo, in Francia, una monaca visitandina, santa Margherita Maria Alacoque, viene resa partecipe dei segreti del Cuore di Cristo, che ama gli uomini infinitamente, ma in cambio non riceve che ingratitudine. È l’annuncio stesso di Paolo, declinato con la categoria dell’Amore, che ha dato origine alla devozione al Sacro Cuore, dove i peccatori – noi tutti! – sono chiamati ad accettare l’Amore che li ha riscattati e redenti.
Nel vangelo Gesù chiude la sua arringa contro i farisei osservanti e impettiti ricordando loro che, come i vignaioli malvagi, i loro padri hanno ucciso i profeti che Dio aveva inviato per scuoterli dalla loro presunzione, e all’Amore hanno preferito il dovere. “Avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito”: è un duro rimprovero, rivolto a chiunque eserciti un compito a servizio degli altri, perché da facilitatori della salvezza si può diventare ostacoli.
Quanti tra i ministri e i loro collaboratori rischiano di “fare da tappo” alle folle di “piccoli” che vogliono incontrare Gesù, ma norme, prassi, schemi e ottusità diventano gabbie ineludibili che scoraggiano le masse. Ogni buon parroco sa che i collaboratori più stretti possono aiutare la comunità a progredire o, come un imbuto, sortire l’effetto contrario, impedendo a molti di giungere all’Altare.

Preghiera:
Ti scelgo, Sacro Cuore di Gesù, come unico oggetto del mio amore, custode della mia vita, pegno della mia salvezza, rimedio della mia fragilità e incostanza, riparatore di tutte le colpe della mia vita e rifugio sicuro nell’ora della mia morte. Cuore amoroso di Gesù, pongo in te la mia fiducia, perché temo tutto dalla mia malizia e debolezza, ma spero tutto dalla tua bontà (santa Margherita Maria Alacoque).

Agire:
Oggi mi trattengo in preghiera più a lungo» (AIELLO ARTURO, Le derive da don Abbondio, in Messa meditazione 2025, settembre-ottobre, pp. 336-337).

Mi fa francamente sorridere che anche il vescovo di Avellino (come don Fabio Rosini) si diverte a bacchettare quella che lui definisce l’ «impostazione fortemente volontarista dell’agire morale». Del resto, sono quasi coetanei e tra i sacerdoti e i vescovi di tale generazione (che poi è anche la mia!) è diffuso il pregiudizio che il moralismo sia la vera piaga della Chiesa. Io, all’opposto, temo di vedere che oggi la vera piaga sia la amoralità, cioè l’impegno metodico a scardinare dalla Chiesa e dalla società ogni riferimento all’etica. Ne vediamo i frutti ogni giorno!
Il punto che più mi “diverte” del commento di monsignor Aiello è quando egli giustamente, rifacendosi a santa Margherita Maria Alacoque, dice che lei «venne resa partecipe dei segreti del Cuore di Cristo, che ama gli uomini infinitamente, ma in cambio non riceve che ingratitudine». Ecco. Ricordo a me e a voi che la morale rettamente intesa è proprio questo: fondarsi sull’Amore infinito di Cristo e impegnarsi a essergli grati non solo con parole e preghiere, ma con la vita, cioè agendo moralmente!
In realtà, apprezzo molto il commento di monsignor Aiello soprattutto quando usa due termini terribili: “tappo” e “imbuto” (del resto, egli è stato per vari anni parroco a Piano di Sorrento e, quindi, conosce bene i rischi della vita parrocchiale). Ognuno, io per primo, deve fare un bell’esame di coscienza!
Infine, vi invito a riflettere sul titolo. È divertente, ma forse non chiaro a tutti!