Pensiero serale 16-02-2026

In qualche modo, stasera voglio soffermarmi ancora sul tema della sofferenza. La voglio vedere collegata con la gioia, con la crescita della persona attraverso le prove. Ecco come padre Vanhoye commenta la Prima Lettura della s. Messa di oggi (Gc 1,1-11).

«Le parole iniziali della lettera di Giacomo possono suscitare la nostra meraviglia: “considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove”. In realtà, noi desidereremmo vivere non un tempo di prove, ma di tranquillità, e ogni difficoltà che incontriamo nella nostra vita la consideriamo un ostacolo sulla via verso il Signore.
Giacomo però ci rivela il motivo di questa letizia: “Sapendo che la vostra fede, messa alla prova, produce pazienza. E la pazienza completi l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla”. Nel momento della prova Dio genera in noi la virtù, che non è una sconfitta, ma un progresso nell`amore; ci unisce alla passione di Gesù e alla sua vittoria sul male e sulla morte. È la fede che ci fa considerare positivamente qualsiasi prova.
Così hanno fatto tutti gli apostoli. Nella Prima lettera di Pietro, troviamo un’eco dell’invito di Giacomo: “Siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro ̶ destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco ̶ torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà” (1 Pt 1,6-7). E nella Prima lettera ai Tessalonicesi Paolo raccomanda: “Nessuno si lasci turbare in queste prove. Voi stessi, infatti, sapete che questa è la nostra sorte” (1 Ts 3,3); “Siate sempre lieti” (1 Ts 5,16). La gioia nelle tribolazioni è un dono dello Spirito Santo, è la gioia della vittoria divina.
Chiediamo al Signore che ci illumini, che ci dia quella sapienza che Giacomo ci fa desiderare, perché sappiamo vedere nelle prove un invito del Signore a progredire nel cammino verso di lui» (ALBERT VANHOYE, Il pane quotidiano della Parola. Volume secondo – Tempo ordinario/1. Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 108-109).

Mi collego a ciò che vi ho già detto lo scorso 13 gennaio È importante distinguere la prova dalla tentazione. La tentazione ci spinge al peccato. Con le “prove” il Signore desidera che diamo a Lui “prova” del nostro amore e della nostra fiducia e fedeltà. Penso che dobbiamo relativizzare sempre ciò che ci accade, ciò che è esterno a noi: siamo chiamati a leggere tutto con gli occhi della fede e a saper utilizzare ogni occasione come un dono, come una bella occasione per dimostrare al Signore che Lo amiamo e ci fidiamo di Lui. Pensiamo alla grande “prova” descritta in Gen 22,1-18.
Vi riporto un episodio famosissimo che ci fa toccare con mano il legame tra prova, sofferenza e gioia.
«In una fredda e ventosa giornata d’inverno, San Francesco d’Assisi e frate Leone erano sulla strada che da Perugia portava a Santa Maria degli Angeli. Frate Leone chiese a Francesco:
“Padre, te lo chiedo nel nome di Dio, dimmi dove si può trovare la perfetta letizia”.
E san Francesco gli rispose così:
“Quando saremo arrivati a Santa Maria degli Angeli e saremo bagnati per la pioggia, infreddoliti per la neve, sporchi per il fango e affamati per il lungo viaggio busseremo alla porta del convento. E il frate portinaio chiederà: Chi siete voi?
E noi risponderemo: Siamo due dei vostri frati.
E Lui non riconoscendoci, dirà che siamo due impostori, gente che ruba l’elemosina ai poveri, non ci aprirà lasciandoci fuori al freddo della neve, alla pioggia e alla fame mentre si fa notte.
Allora se noi a tanta ingiustizia e crudeltà sopporteremo con pazienza ed umiltà senza parlar male del nostro confratello (…) scrivi che questa è perfetta letizia.
E se noi costretti dalla fame, dal freddo e dalla notte, continuassimo a bussare piangendo e pregando per l’amore del nostro Dio il frate portinaio perché ci faccia entrare, e lui ci dirà: Vagabondi insolenti, la pagherete cara.
E uscendo con un grosso e nodoso bastone ci piglierebbe dal cappuccio e dopo averci fatto rotolare in mezzo alla neve, ci bastonerebbe facendoci sentire uno ad uno i singoli nodi.
Se noi subiremo con pazienza ed allegria pensando alle pene del Cristo benedetto e che solo per suo amore bisogna sopportare, caro frate Leone, annota che sta in questo la perfetta letizia. Ascolta infine la conclusione, frate Leone: fra tutte le grazie dello Spirito Santo e doni che Dio concede ai suoi fedeli, c’è quella di superarsi proprio per l’amore di Dio per subire ingiustizie, disagi e dolori» (Dai “Fioretti” di San Francesco).