Penso che almeno alcuni di voi avranno notato che nelle ultime tre domeniche la Chiesa, presentandoci l’inizio della Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi, ci ha fatto riflettere sul grande tema della sapienza. Ritengo importantissimo non confondere la sapienza con l’intelligenza, con la cultura, con i titoli di studio, con l’astuzia. A proposito della sapienza, io penso a due passi del Vangelo secondo Matteo: 7, 24 e 11, 25.
Più proseguo in questo cammino dei “pensieri serali”, più sono sorpreso nel notare brani e preghiere che quasi il Signore pone dinanzi ai miei occhi in modo del tutto imprevisto. Così è per la preghiera che vi spedisco stasera. Ho trovato solo grazie a un dono della Provvidenza una preghiera pronunciata dall’allora Arcivescovo di Milano durante la notte tra il 13 e il 14 maggio di quasi 70 anni fa dinanzi a ventimila giovani a Busto Arsizio (in provincia di Varese). È superfluo sottolineare che il 13 maggio è una data piuttosto particolare.
Maria, sede della Sapienza
«Volgendosi a te, Maria, sede della Sapienza, anche il nostro volto può essere illuminato. Ed è questo che chiediamo. Vogliamo comprendere Cristo, tuo Figlio, come nostro Maestro.
Vogliamo imparare a confrontare le nostre impressioni e i nostri pensieri con le sue parole: queste devono essere la nostra luce e la nostra guida.
Donaci, Maria, il conforto della verità, donaci la difesa dall’errore, rendi limpida la nostra anima affinché possiamo comprendere, rendi puri i nostri occhi affinché possiamo vedere. Donaci la gioia della sapienza.
Insegnaci ad ammirare, insegnaci a ben pensare, insegnaci a meditare.
La tua fortezza vogliamo, Maria, dolce e mite e insieme libera e intrepida a fianco del tuo Figlio anche nel giorno supremo della croce.
Ascolta, Maria, la nostra preghiera e tu che ce la metti nel cuore ottieni che sia esaudita» (GIOVANNI BATTISTA MONTINI, Discorso ai giovani di Azione Cattolica,13-5-1956).
Credo che queste parole ci possano aiutare a impostare bene il cammino della Quaresima.