Quella di oggi è una delle mie feste preferite.
Ecco il commento alle letture (Nm 21,4-9; Fil 2,6-11; Gv 3,13-17). Tenete presente che oggi come Prima Lettura è possibile scegliere fra due brani.
Lectio Divina
«Alzare lo sguardo: vedere oltre l’apparenza
Lettura
Nella festa dell’Esaltazione della Santa Croce la Liturgia della Parola ci presenta un brano tratto dal Vangelo di Giovanni, una parte del dialogo notturno tra Gesù e Nicodèmo. Sembrano parole rivolte a ogni persona che, almeno una volta nella vita, ha dubitato della presenza di Dio e ha fatto difficoltà a conciliare Dio con la realtà concreta della propria esistenza. Nei versetti precedenti, dall’inizio del capitolo 3, Gesù aveva spiegato a Nicodèmo che “bisogna nascere dall’alto”, e questi, data la sua età avanzata, aveva replicato domandando come ciò sia possibile.
Meditazione
La proposta di Gesù non impone gravami e pesi insopportabili, ma una scelta di leggerezza infinita: diventare “neonati” e affidarsi completamente a Chi attende la nostra crescita. Gesù cambia completamente la prospettiva: non più un Dio lontano da raggiungere con sforzi e penitenze, ma un Dio che di sua iniziativa sceglie di farsi vicino e “discende dal cielo”. Non siamo più noi a dover salire, perché Egli è già sceso e ci dona salvezza. Come è capitato al popolo d’Israele: un popolo ferito che doveva solo guardare il serpente per essere salvo. Dio non ci chiede di fare qualcosa di complicato, di dimostrare se meritiamo o meno la guarigione, ma semplicemente di guardare, di fidarci e di non pensare che tutto dipenda da noi. Ci chiede solo di dare spazio a Lui. È un dialogo, quello tra Gesù e Nicodemo, che ci fa cambiare punto di vista. La croce, quell’ “essere innalzato”, osservata dal punto di vista umano può sembrare una sconfitta; dal punto di vista di Dio è la più alta Rivelazione d’amore. Sin da piccoli ci insegnano a guardare la realtà a partire da criteri immediati: ciò che funziona o non funziona, ciò che riesce o fallisce, ciò che ci fa stare bene o ci mette in crisi. È uno sguardo istintivo, spesso utile, ma limitato perché si ferma alla superficie degli eventi e ci rende prigionieri del nostro punto di vista. La croce, invece, obbliga a uno spostamento perché ci fa cambiare prospettiva, ci fa guardare dall’alto, così che ciò che sembra perdita diventa dono, ciò che appare inutile può avere un senso più profondo, ciò che è scarto diventa pietra angolare. Guardare dal punto di vista di Dio non significa vedere tutto “in modo spirituale” o astratto, ma imparare a leggere la realtà secondo il criterio del Vangelo. Significa chiedersi: “Dove c’è amore qui dentro? Cosa sta maturando, anche se non si nota subito?”. È uno sguardo che non nega la fatica, ma non si ferma lì e sa riconoscere il vero.
Preghiera:
Dio Padre, che vegli anche la notte sui tuoi figli timorosi e incerti: dona loro sapienza e serenità perché volino alto e ti si presentino per godere il tuo infinito Amore. A chi ancora annaspa e non si decide a incamminarsi sulla strada della luce: dài speranza, vigore, fiato sino al traguardo (Giuseppe Impastato S.I.).
Agire:
Scelgo un evento che mi ha pesato o deluso e provo a pensare: “Se lo guardassi dal punto di vista di Dio, cosa potrei vederci “dentro”?» (RICCARDO TACCARDI, Alzare lo sguardo: vedere oltre l’apparenza, in Messa meditazione 2026, settembre-ottobre, pp. 128-129).
Io collego questa festa al Vangelo di ieri (Mt 18,21-35): il padrone ama talmente il servo che muore in croce per pagare l’immenso debito al posto suo. È difficile rendersi conto di quanto Dio ci ama! Chi ha il dono di crederci, dovrebbe almeno tentare di cambiare vita completamente!