Pensiero serale 15-09-2026

Il “pensiero” di oggi ci aiuta a meditare l’immenso mistero della Vergine Addolorata. Don Riccardo si sofferma su Lc 2,33-35.

Lectio Divina

«Maria, dimora di speranza

Lettura
La liturgia odierna ci propone due vangeli: ci soffermeremo sul brano tratto dal Vangelo di Luca. L’evangelista costruisce il racconto con grande densità: Gesù Bambino è presentato non solo come compimento delle attese di Israele, ma come criterio di giudizio. La sua presenza provoca “caduta e risurrezione”, adesione e rifiuto, rendendo visibili le intenzioni profonde dei cuori. L’immagine della “spada che trafigge l’anima” di Maria non va letta in senso emotivo, ma come partecipazione alla vita del Figlio e alla rivelazione divina nel mondo. In questa prospettiva, la figura di Maria diventa luogo teologico in cui si anticipa il mistero della fede messa alla prova.

Meditazione
Lo stupore di Maria e Giuseppe ci fa pensare al cammino di fede che ci accomuna, perché essi non sono consapevoli di tutto quello che accadrà al loro Figlio. Anche noi, pur impegnandoci a costruire nel migliore dei modi il nostro futuro, non sappiamo cosa la vita ci prospetta. Quando Dio entra nella nostra vita, infatti, non lo comprendiamo mai del tutto. C’è sempre qualcosa che ci supera. Lo stupore ̶ quello di Maria, quello di Giuseppe, così come il nostro ̶ dice l’apertura alla novità: è lo spazio in cui Dio continua a parlare e a vivere nelle nostre storie. Nelle parole di Simeone, che sono insieme luce e ferita, Gesù viene presentato come “segno di contraddizione” e questo non può lasciare indifferenti, non ci permette di essere neutrali. Davanti alla verità del Vangelo la vita si rivela per quella che è, non ci possono essere menzogne. L’incontro con Dio, infatti, non è mai solo consolazione, ma anche verità su noi stessi. Ci mette a nudo, ci chiede di scegliere, di prendere posizione. L’incontro con Dio, quindi, diventa proprio come quella “spada”. Non un incontro idealizzato, ma attraversato anche dal dolore. Maria non è preservata dalla sofferenza, ma la vive in modo unico, rimanendo aperta, fedele, disponibile. La sua non è una fede che evita la croce, ma che la attraversa senza perdere la fiducia, una fede che accoglie senza comprendere tutto, sempre in ricerca e in cammino. Simeone invita Maria e ciascuno di noi a vivere una fede vera: non fatta solo di certezze rassicuranti, ma di relazione viva, capace di stare nella complessità della vita, dove gioia e dolore, luce e contraddizione si intrecciano. E proprio lì, nel cuore di questa tensione, Dio continua a manifestarsi.

Preghiera:
Maria, Madre dolorosa, che dopo aver conosciuto l’infinita umiltà di Dio nel Bambino di Betlemme, hai provato il dolore straziante di stringerne tra le braccia il corpo martoriato, insegnaci a non disertare i luoghi del dolore; rendici capaci di attendere con speranza quell’aurora pasquale che asciuga le lacrime di chi è nella prova (CEI, Educare alla Vita buona del Vangelo).

Agire:
Provo a vivere con lo stesso atteggiamento di. Maria: resto aperto e fiducioso, e compio un gesto concreto di carità verso qualcuno che sta attraversando un momento difficile» (RICCARDO TACCARDI, Maria, dimora di speranza, in Messa meditazione 2026, settembre-ottobre, pp. 134-135).

A partire da quanto ci dona don Riccardo, ecco alcuni punti forse utili per voi.

Vivo la fede con “abitudine” forse un po’ ripetitiva oppure con stupore e apertura alla novità?
Tutto dipende da una sola cosa: accolgo Dio che entra nella mia vita?
Cerco di dare speranza e amore nei “luoghi del dolore?”
Ho apprezzato molto il cenno a san Giuseppe. Io sono sempre più “diffidente” verso le persone sposate che vivono una “bellissima” quanto apparente spiritualità prescindendo dalla vita matrimoniale. Oggi è quanto mai urgente la testimonianza di coppie che vivono davvero il loro bellissimo Sacramento imparando costantemente dalla Santa Famiglia.