Pensiero serale 12-12-2025

Stasera riprendo a darvi il commento di padre Vanhoye alle letture dalla s. Messa (Is 48,17-19; Mt 11,16-19).

«La liturgia dell’Avvento continua a suscitare in noi il desiderio di incontrare il Signore. Il Vangelo di oggi ci fa capire che dobbiamo prepararci ad accoglierlo, in qualunque modo egli voglia venire da noi.
Se vogliamo stabilire noi il modo in cui egli deve venire, possiamo essere certi di non accoglierlo, perché il Signore è sempre sorprendente. Per noi, è importante incontrare e accogliere il Signore che viene, e non i nostri sogni. Se la sua venuta non è simile a quella che abbiamo sognato, questo è secondario; anzi, per noi è un vantaggio, perché i nostri sogni ci chiudono in noi stessi, mentre il Signore, con la sua presenza reale e concreta, ci fa uscire da noi stessi e ci mette in relazione con il Padre suo.
Nel Vangelo, i bambini seduti in piazza dicono: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. Molte volte noi siamo come quei bambini capricciosi che, invitati a giocare a nozze, dicono: “Non ci piace!”; e invitati a giocare al funerale, continuano a dire: “Non ci piace!”. Questo è lo spirito di critica che vive in noi e che ci fa respingere il Signore quasi a nostra insaputa, perché le circostanze e le persone non sono come noi le vorremmo.
Chiediamo a Dio di liberarci dallo spirito critico, che respinge sempre tutto; che trova sempre una ragione per non accettare le situazioni così come ci si presentano, e le persone così come sono. Chiediamogli di darci invece un atteggiamento di apertura e di benevolenza, che ci fa accogliere tutti, che ci fa vedere in tutte le circostanze e ciò che è buono, ciò che possiamo utilizzare per il servizio di Dio e per il progresso nell’amore.
Così, quando il Signore verrà, saremo pronti ad accoglierlo con l’animo aperto, e lui ci potrà colmare delle sue grazie, come Dio promette nella prima lettura: “Se avessi prestato attenzione ai miei comandi, il tuo benessere sarebbe come un fiume, la tua giustizia come le onde del mare”» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume I – Tempi forti, Edizioni AdP, Roma 2014, pp. 31-32).

Le letture della s. Messa di oggi ci aiutano a riflettere su un punto molto importante. Come ascolteremo nel Vangelo di domenica prossima, c’è il rischio che la venuta del Signore sia per noi motivo di scandalo (cfr. Mt 11,6). In altre parole, l’Avvento ci fa riflettere sulle varie venute del Signore. Eppure, è evidente che molti non se ne accorgono o non sono interessati. Del resto, il Signore viene per tutti e non solo per alcuni “privilegiati”. Pertanto, occorre avere un sincero e umile atteggiamento caratterizzato da umiltà, disponibilità, vigilanza, ascolto. Nel commento di padre Vanhoye c’è un riferimento ai sogni. Ebbene, san Giuseppe ha vissuto l’esperienza di sogni che erano veri messaggi da parte del Signore ed egli è stato sempre del tutto disponibile, anche se quei sogni non coincidevano certo con ciò che egli aveva previsto e progettato. Insomma, non dobbiamo rinchiudere Gesù nei nostri schemi e aspettative, ma aprirci davvero a Lui. Penso spesso che alcune persone improvvisano la loro esistenza in base a impulsi ed emozioni (e magari girano a vuoto, non sanno prendere decisioni stabili e impegnative, col rischio serio di sprecare la loro vita); altri, invece, amano programmare, progettare…, hanno un’agenda fitta di progetti e impegni. Ovviamente io preferisco i secondi, ma devo anche confrontarmi con una parabola del Vangelo che vi invito a meditare (Lc 10, 30-35). Il levita e il sacerdote non si fermarono, perché magari avevano impegni improrogabili. Invece, il samaritano mise in secondo piano tutti i suoi impegni e seppe perdere soldi e tempo per una persona che neanche conosceva. Io che scelte sto facendo?