Pensiero serale 12-02-2026

Il commento di padre Vanhoye, che vi spedisco oggi, è interamente dedicato alla Prima Lettura (1 Re 11,4-13). All’inizio, il biblista si collega con un episodio molto importante che abbiamo già meditato lo scorso 28 gennaio (cfr. 2 Sam 7,11-12).

«A Davide che generosamente si preoccupava di costruire per Dio a Gerusalemme una splendida casa, cioè un tempio, il profeta Natan ha risposto da parte di Dio: “Il Signore ti annuncia che farà a te una casa. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno” (2 Sam 7,11-12). In effetti, a Davide succede il figlio Salomone, il quale costruisce il tempio di Gerusalemme e così si avvera la promessa di Dio.
Tuttavia la storia successiva dimostra che questa attuazione non è il pieno adempimento dell’oracolo di Natan, ma ne è soltanto una prima fase imperfetta. Nella prima lettura di oggi, infatti, vediamo che Salomone, che aveva iniziato bene, alla fine non è stato più il degno successore di Davide. Afferma il Primo libro dei Re: “Salomone commise il male agli occhi del Signore e non seguì pienamente il Signore come Davide, suo padre”.
Salomone non è stato fedele a Dio. Per motivi politici, e non per amore, ha contratto diversi matrimoni con donne straniere, figlie o sorelle di re pagani dei paesi vicini: della Fenicia, del regno dei Moabiti, di quello degli Ammoniti. In questo modo egli si è assicurato rapporti di alleanza politica. Ma dall’alleanza politica poi è passato al compromesso religioso: “Le sue donne gli fecero deviare il cuore per seguire altri dèi e il suo cuore non restò integro con il Signore, suo Dio, come il cuore di Davide, suo padre”.
Così il costruttore del tempio di Dio a Gerusalemme si è messo a costruire altri santuari per gli dèi pagani: “Salomone costruì un’altura per Camos, obbrobrio dei Moabiti […] e anche per Moloc, obbrobrio degli Ammoniti”. Queste costruzioni non si trovavano a Gerusalemme, ma sul monte vicino, con grande scandalo degli ebrei. Salomone aveva ormai il cuore diviso; la politica era diventata un suo idolo. Il testo afferma che “Salomone aveva deviato il suo cuore dal Signore, Dio d’Israele”.
Certamente occorre una grande forza d’animo per rimanere sempre fedeli a Dio. Spesso anche noi siamo tentati di seguire altri dèi: il successo, il potere, il denaro, il sesso… Dobbiamo essere consapevoli dell’esigenza di Dio: egli è il solo Dio, e a lui dobbiamo donare tutto il nostro cuore. Dice la Scrittura: “Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” (Dt 6,5; Mc 12,30 e par.). Non possiamo avere il cuore diviso, perché tutti i nostri affetti, tutti i nostri pensieri e tutti i nostri desideri devono accordarsi con l’amore e l’adorazione di Dio.
Il vero Figlio di Davide è stato Gesù, il quale ha resistito a tutte le tentazioni: ha rifiutato decisamente l’ambizione politica, e ha accettato l’umiliazione piuttosto che deviare minimamente dalla docilità al Padre suo. Gesù è stato il costruttore del vero tempio di Dio, e lo edificato con la sua morte e la sua Resurrezione. Il suo è un santuario, che come scrive Pietro, è fatto di “pietre vive” (1Pt 2,5) ed è l’autentica abitazione di Dio. Noi ne facciamo parte, se il nostro cuore rimane fedele a Gesù, saldamente unito al suo cuore» (ALBERT VANHOYE, Il pane quotidiano della Parola. Volume secondo – Tempo ordinario/1. Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 98-100).

Padre Vanhoye ci aiuta a capire quel è il vero tempio, il vero santuario: siamo noi, il cuore di ciascuno di noi. Vi consiglio di meditare 1 Pt 2,5. Mi sembra che i temi di fondo siano due: la fedeltà e il cuore indiviso. Inoltre, è bene riflettere su altri due argomenti: la poligamia e le alleanze politiche. Non dimentichiamo che la sfera etica deve abbracciare tutti gli ambiti della nostra vita. Soprattutto i laici devono, sì, vivere bene il loro legame con Gesù e con la Chiesa, ma sono chiamati a testimoniare la loro fede in ogni ambito, anche e soprattutto quello familiare, quello sociale e quello politico. Ricordo a tutti l’esortazione di don Bosco: “Buoni cristiani e onesti cittadini”.
Vi confido che, riflettendo sulla tragica vicenda di Salomone, forse il tema che più mi appassiona è un altro. Egli cominciò molto bene (vi segnalo 1 Re 3), ma finì molto male. In un certo senso, i miei modelli sono il buon ladrone, san Paolo e sant’Agostino. Tutti e tre non “partirono” molto bene, ma conclusero bene la loro esistenza! È molto utile meditare bene Ez 33,12-20.