Pensiero serale 13-02-2026

Questa sera il commento di padre Vanhoye è dedicato unicamente al brano del Vangelo (Mc 7,31-37).

«Gesù va nella regione di Tiro e Sidone poi nella Decapoli, cioè in territorio pagano. Qui guarisce tutti, “fa udire i sordi e fa parlare i muti”. Sono miracoli fisici, ma anche simboli di guarigioni spirituali, che ci fanno pensare al nostro Battesimo e ci possono suggerire varie riflessioni e intenzioni di preghiera.
Preghiamo perché la Chiesa continui a far sentire a tutti i popoli della terra questa parola di Gesù: “Siete amati da Dio!”, e perché posso continuare, in un certo senso, il miracolo di Gesù di far parlare i muti. Far “sentire” e far “parlare” è la missione della Chiesa, perché tutti i popoli insieme lodino Dio.
Ma è il Signore che deve aprire i nostri orecchie e deve sciogliere la nostra lingua. Dobbiamo ascoltare innanzitutto Dio, per sapere ascoltare anche i nostri fratelli e le nostre sorelle, e per parlare come egli vuole.
Chiediamo di poter ricevere questa grazia soprattutto nelle circostanze difficili, quando siamo restii a parlare cristianamente, e allora preferiamo parlare come i pagani.
Non bastano lingue e orecchi per una profonda comunicazione con Dio che ci metta in comunione anche con i nostri fratelli, occorre anche il cuore, da cui questa comunicazione e questa comunione provengono, e solo Gesù può cambiare il nostro cuore, ripetendogli il comando: “Effatà! Apriti!”. Il nostro cuore allora si aprirà all’amore di Dio, alla fede e alla carità cristiana» (ALBERT VANHOYE, Il pane quotidiano della Parola. Volume secondo – Tempo ordinario/1. Edizioni AdP, Roma 2015, p. 102).

Siamo chiamati, in un certo senso, a riflettere sulla grandezza del Battesimo (vi ricordo il rito chiamato appunto dell’ “Effetà”, quando il celebrante tocca, con il pollice, le orecchie e le labbra del battezzato) e sull’importanza dell’apostolato, e anche a prepararci all’imminente inizio della Quaresima.
Il cammino quaresimale non può non essere dedicato, tra l’altro, a un rinnovato impegno per saper ascoltare Dio e il prossimo e a saper parlare non come i pagani, ma cristianamente (cioè in modo umile, delicato, gentile, rispettoso). A tale proposito vi segnalo Gc 3,1-12.