Stasera come commento alla Prima Lettura (2Tm 3,10-16) vi porgo ancora le riflessioni di padre Amedeo Cencini. Ho precisato che è psicoterapeuta. Questo ci ricorda un punto molto importante. Ogni uomo deve compiere, certo, un cammino di fede e progredire nella Grazia, ma ciò non deve farci dimenticare il ruolo della natura, degli aspetti umani. In altre parole, se ho delle carenze sul piano naturale, umano, psicologico (magari per problemi vissuti da ragazzo, per esempio per gli inevitabili limiti dei miei genitori), io sono chiamato a compiere un cammino di maturazione e di guarigione anzitutto sul piano umano. Non dimentichiamo il pensiero di san Tommaso d’Aquino: “La Grazia presuppone la natura e la porta a perfezione”. Ecco ora il commento di padre Cencini:
«Ti rendo grazie, Signore, per la tua parola che ogni giorno illumina la mia vita e dà senso a quel che faccio, perché essa insegna e convince, mi corregge e forma in me 1’uomo nuovo. Ti rendo grazie perché la tua parola mi dà forza e mi sostiene nelle prove, perché in essa la verità splende come sole ed è dolce come miele. Ma ti ringrazio anche per quelle volte che la tua parola è oscura e misteriosa, dura e amara, e mi penetra come “spada a doppio taglio”, mettendo a nudo paure e ferite, mostri e demoni dentro di me, o provocandomi a cercarti ove non vorrei, ove non mi porta il cuore, al di là dei miei gusti.
Perdonami, Verbo del Padre, per tutte le volte che ho rinunciato alla ricerca e a lasciarmi condurre dalla Parola, perdonami perché altre volte ho annunciato senza passione la tua parola o l’ho dimenticata e confusa con altre parole, e poi taciuta addirittura, per timore o imbarazzo, per vile compiacenza o rispetto umano, o perché sentivo anzitutto su di me il suo rimprovero. Perdonami se ho cercato altrove la roccia ove costruire la mia casa.
Dammi, ti prego, il coraggio di Paolo nelle prove. Fa’ che impari come Timoteo a “rimanere saldo” nella Parola e in quello che la chiesa mi ha insegnato, perché la mia fede sia accolta dalla Scrittura e provata dalla vita.
Donami, Gesù, la tua arte di saper porre le domande giuste, a me e agli altri, quelle che non lasciano vie di scampo, perché la Parola mi conduca ogni giorno sempre più alla soglia del mistero, del tuo Mistero, e abbia la forza d’annunciarlo» [AMEDEO CENCINI, Oratio, in GIORGIO ZEVINI – PIER GIORDANO CABRA (a cura di), Lectio divina per ogni giorno dell’anno, Queriniana, Brescia 2000, vol. 6, p. 38].
Nella Prima Lettura san Paolo sottolinea l’importanza della Bibbia e il fatto che Timoteo ha conosciuto la Sacra Scrittura fin dall’infanzia (cfr. 2Tm 3,15). In precedenza (cfr. 2Tm 1,5), era già stato evidenziato il ruolo della madre e della nonna di questo discepolo di san Paolo (Eunice e Loide). Non mi stancherò mai di ribadire questo punto: i coniugi, se sono cristiani, sono chiamati a meditare insieme la Bibbia e così possono e devono aiutare i loro figli a compiere questo cammino di fede. Io temo che spesso questo non accada e poi alcuni adulti, che frequentano le parrocchie, si meravigliano per il fatto che i figli si sono allontanati dai Sacramenti. Io credo che oggi molti genitori raccolgono ciò che hanno seminato. Davvero dobbiamo pregare e riparare.