Pensiero serale 06-06-2026

Stasera voglio tornare su quanto ho detto martedì scorso, 2 giugno, prendendo spunto dal brano del vangelo (Mc 12,13-17) e dall’anniversario della Repubblica. In quell’occasione avrete notato che papa Wojtyla riportava un brano tratto da un’altra sua enciclica: la “Centesimus annus”, pubblicata il 1° maggio 1991, in occasione del primo centenario della “Rerum novarum” di papa Leone XIII. Perciò ora voglio aiutarvi a riflettere su due testi molto importanti di san Giovanni Paolo II tratti da altrettante encicliche, appunto la “Centesimus annus” e la “Evangelium vitae” del 1995. Sono riflessioni di importanza decisiva sul rapporto tra diritto, politica ed etica.
Ecco anzitutto le riflessioni tratte dalla “Centesimus annus”.

«Un’autentica democrazia è possibile solo in uno Stato di diritto e sulla base di una retta concezione della persona umana. Essa esige che si verifichino le condizioni necessarie per la promozione sia delle singole persone mediante l’educazione e la formazione ai veri ideali, sia della «soggettività» della società mediante la creazione di strutture di partecipazione e di corresponsabilità. Oggi si tende ad affermare che l’agnosticismo ed il relativismo scettico sono la filosofia e l’atteggiamento fondamentale rispondenti alle forme politiche democratiche, e che quanti son convinti di conoscere la verità ed aderiscono con fermezza ad essa non sono affidabili dal punto di vista democratico, perché non accettano che la verità sia determinata dalla maggioranza o sia variabile a seconda dei diversi equilibri politici. A questo proposito, bisogna osservare che, se non esiste nessuna verità ultima la quale guida ed orienta l’azione politica, allora le idee e le convinzioni possono esser facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia» (Centesimus annus, 46).

Ecco ora il brano tratto dall’ “Evangelium vitae”, l’enciclica sul valore e l’inviolabilità della vita umana del 25 marzo 1995, una data piuttosto importante per noi credenti!

«È quanto di fatto accade anche in ambito più propriamente politico e statale: l’originario e inalienabile diritto alla vita è messo in discussione o negato sulla base di un voto parlamentare o della volontà di una parte — sia pure maggioritaria — della popolazione. È l’esito nefasto di un relativismo che regna incontrastato: il “diritto” cessa di essere tale, perché non è più solidamente fondato sull’inviolabile dignità della persona, ma viene assoggettato alla volontà del più forte. In questo modo la democrazia, ad onta delle sue regole, cammina sulla strada di un sostanziale totalitarismo. Lo Stato non è più la “casa comune” dove tutti possono vivere secondo principi di uguaglianza sostanziale, ma si trasforma in Stato tiranno, che presume di poter disporre della vita dei più deboli e indifesi, dal bambino non ancora nato al vecchio, in nome di una utilità pubblica che non è altro, in realtà, che l’interesse di alcuni.
Tutto sembra avvenire nel più saldo rispetto della legalità, almeno quando le leggi che permettono l’aborto o l’eutanasia vengono votate secondo le cosiddette regole democratiche. In verità, siamo di fronte solo a una tragica parvenza di legalità e l’ideale democratico, che è davvero tale quando riconosce e tutela la dignità di ogni persona umana, è tradito nelle sue stesse basi: “Come è possibile parlare ancora di dignità di ogni persona umana, quando si permette che si uccida la più debole e la più innocente? In nome di quale giustizia si opera fra le persone la più ingiusta delle discriminazioni, dichiarandone alcune degne di essere difese, mentre ad altre questa dignità è negata?”. Quando si verificano queste condizioni si sono già innescati quei dinamismi che portano alla dissoluzione di un’autentica convivenza umana e alla disgregazione della stessa realtà statuale» (Evangelium vitae, 20).

Il concetto di fondo è molto semplice. Tutti preferiamo un regime democratico a una dittatura (o totalitarismo). Purtroppo però, non bisogna dimenticare che ciò che più conta è che lo Stato deve mirare al bene comune e quindi la persona umana va sempre tutelata. È evidente che spesso vengono emanate leggi non rispettose della dignità e della vita dell’uomo. In questi casi il cattolico deve esprimere il suo dissenso non perché vuole imporre la propria fede (siamo lontanissimi da un certo integralismo islamico in base al quale chi vìola il Corano perciò stesso commette reato, nella totale confusione tra diritto e morale, tra autorità politica e autorità religiosa). Noi ci limitiamo a proporre sul piano giuridico e politico ciò che riteniamo valido anche semplicemente sul piano razionale. Non dimentichiamo che un cristiano valorizza sempre al massimo non solo la fede, ma anche e soprattutto la ragione (spero che teniate presente un’altra splendida enciclica di papa Wojtyla: la “Fides et ratio”).
Già stasera celebriamo la festa del Corpo e Sangue di Cristo. Non è possibile adorare l’Eucaristia e poi non rispettare e non amare Gesù presente in ogni uomo dal suo concepimento fino alla morte naturale.