Pensiero serale 07-06-2026

La meditazione, che vi spedisco stasera, collega la Prima Lettura (Dt 8,2-3.14-16) col Vangelo (Gv 6,51-58).

«Ci impressionano le parole del Signore lette nel vangelo di oggi. Significano che la “morte” non ha alcuna possibilità di accesso là dove si mangia il “pane della vita”. Sappiamo che questo pane della vita è la carne di Gesù donata per la vita del mondo. Chi mangia la sua carne è vivificato da Cristo. È trasformato in una realtà eterna. E questo fin d’ora! Vive già fin d’ora della vita eterna che è propria di Dio.
C’è poi il futuro: “E io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. L’orizzonte dell’eucaristia è la risurrezione dai morti. “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”. Non c’è più l’orrore del deserto, lo squallore della notte e lo smarrimento di fronte alle sue insidie. C’è la vita eterna. Meglio ancora, c’è quello stesso mistero d’amore che regna tra il Padre e il Figlio nella Santissima Trinità. La vita eterna è già presente in chi mangia il corpo di Gesù. È una realtà concreta. È una vita che dilata, che accende il fuoco insaziabile di Dio e trasforma 1’uomo preparandolo per le “nozze eterne”. Di certo c’è sempre il rischio d’inciampare nei propri limiti. Ma il Signore è il “pane vivo” ed è sempre a nostra disposizione. Egli ci aiuta a vivere nella fede, speranza e carità, a gustare fin d’ora, pur soffrendo la solitudine del deserto, la verità della risurrezione. Non per nulla la vita eterna è la risurrezione.
Non ci rimane altro allora che cantare la gioia d’aver incontrato nel cuore della nostra vita una strada che non conoscevamo. E il cammino che porta alla risurrezione. D’ora in poi la risurrezione è qui con noi: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6,54)» (VITTORIO GAMBINO, Meditatio, in GIORGIO ZEVINI – PIER GIORDANO CABRA (a cura di), Lectio divina per ogni giorno dell’anno, Queriniana, Brescia 2001, vol. 13, Domeniche del tempo ordinario (ciclo A), pp. 295-296].

Soprattutto nel cap. VI di san Giovanni Gesù si riferisce più volte a una vita di ben altro livello rispetto a una vita semplicemente biologica, naturale. Si tratta di un dono che nessun uomo avrebbe mai potuto immaginare o anche solo desiderare. In qualche modo, questa è un’ulteriore conferma che il Cristianesimo è (con quella ebraica) l’unica religione rivelata. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare un Dio che si “nasconde” in un piccolo pezzo di pane per abitare in ciascuno di noi. E Gesù, per donarci questa vita divina presente in noi, ha accettato proprio il contrario della vita: una morte terribile. È morto per amore, per darci il suo amore, perché noi viviamo unicamente di Amore e per amare. Siamo chiamati a rispondere con lo stupore, con la gratitudine, col desiderio di cibarci più spesso possibile di questo “anticipo di Paradiso”, sempre con l’impegno di amare Gesù non solo nel cibo eucaristico ma in ogni fratello che, a prescindere da meriti o difetti, è sempre immagine sua (cfr. Gen 1,26 e Mt 25,31-46). Vi invito a meditare anche Dt 7,7-8: siamo aiutati a capire come Dio ama e con quale criterio sceglie le persone che decide di amare. Se io, cibandomi di Lui, voglio e devo trasformarmi in ciò che mangio, così devo cercare di amare, non io, ma Lui che vive in me (cfr. Gal 2,20).