Pensiero serale 08-06-2026

Nel suo commento padre Vanhoye si sofferma soprattutto sul brano del Vangelo (Mt 5,1-12), ma comunque sottolinea un collegamento interessante con la Prima Lettura (1Re 17,1-6).

«Nel Discorso della montagna, e soprattutto nelle Beatitudini, Gesù rivela il suo cuore. In esse la parola “beati” viene ripetuta nove volte. Gesù ci ama, vuole la nostra felicità e ci insegna la via per raggiungerla: la via che egli stesso ha percorso e nella quale vuole farci camminare insieme con lui. Essa conduce a felicità molto diverse da quelle che il mondo ricerca. Il mondo infatti dice: “Beati i ricchi; beati coloro che godono; beati i duri e i potenti che portano avanti ad ogni costo i loro progetti personali”. Queste sono le beatitudini dell’egoismo.
Gesù fa affermazioni paradossali, unendo termini che a prima vista sono in aperto contrasto tra loro: “Beati i poveri”, “beati quelli che sono nel pianto”, “beati i perseguitati”.
Così ci invita ad avere uno sguardo profondo, per riconoscere le cose che valgono veramente, quelle che già ora danno la gioia anche in condizioni di sofferenza, di dolore e di povertà: la mitezza, l’umiltà, la misericordia. Tutte queste cose sono le premesse necessarie per il bene più grande: l’unione con Gesù.
L’ultima beatitudine è la più paradossale. Gesù afferma che nell’ingiustizia troveremo la felicità, ma a condizione di essere con lui: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei Cieli”.
Possiamo notare un punto di contatto tra questa ultima beatitudine e la prima lettura, che racconta l’inizio della storia di Elia. Questo profeta è un grande testimone della santità di Dio in un momento di decadenza del popolo ebreo. Egli non può sopportare l’idolatria in cui è caduto il popolo per colpa del re, e annuncia ad Acaz la punizione divina. Per questo viene perseguitato e minacciato di morte. Dio allora gli dice: “Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherit”. Nel Vangelo Gesù proclama beati quelli che “hanno fame e sete della giustizia”, cioè della santità, e che soffrono persecuzioni a causa sua. Anche per Elia, dunque, c’è la beatitudine che Dio prepara e che Gesù poi proclamerà diversi secoli dopo.
Ma nel Vangelo è presente anche un aspetto nuovo, la misericordia. Gesù rivela che la santità di Dio non è durezza, insensibilità, bensì misericordia, e dichiara beati quelli che, a imitazione di Dio, sono misericordiosi. Con 1’aiuto del Signore, dobbiamo saper contrapporre a ogni durezza e a ogni ingiustizia la misericordia, come Gesù ha accettato la sofferenza estrema per amore verso di noi.
Accogliamo allora il messaggio stupendo delle Beatitudini e preghiamo il Signore che ci aiuti a viverlo in tutte le circostanze della nostra vita, per portare al mondo la testimonianza profetica, alla quale egli ci chiama come suoi discepoli» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume II – Tempo ordinario/1, Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 177-178).

Meditando sulle beatitudini, penso che al centro c’è la nostra chiamata a una progressiva conformità a Gesù. Se le beatitudini sono il vero ritratto di Gesù, io sono chiamato a vivere questo messaggio se amo Gesù e voglio essere e vivere come Lui (questo è l’obiettivo per cui Gesù si è donato nell’Eucaristia, che ieri abbiamo festeggiato).
Inoltre, come la Vergine disse a santa Bernardetta, il vero compimento di tutto avverrà solo in Paradiso. Qui ci sono spesso sofferenza e gioia, luce e tenebre, esperienza dell’Amore di Dio ma anche di tante avversità da affrontare con pazienza e misericordia.
Infine, ritengo che siamo tentati di pensare che lo “star bene” dipende da fattori che sfuggono al nostro “controllo”. Talvolta gli altri non corrispondono alle nostre aspettative, spesso ci sono grossi problemi a livello economico, familiare, sociale e di salute; ebbene le beatitudini sono il più alto manifesto della libertà: viverle dipende solo da me (ovviamente con la Grazia di Dio!). Qualsiasi azione negativa io possa subire dagli altri, io potrò sempre essere mite, giusto, puro di cuore… Al centro c’è sempre la sintesi feconda di libertà e Grazia. Purtroppo tanti tendono sempre a scaricare sul destino o sugli altri i propri fallimenti. Il cristiano sa che anche quando è al buio, è caduto, si sente fallito, c’è sempre Lui che viene prontamente in nostro soccorso. Vi segnalo Lc 10,33-34 e Lc 23,43.