Pensiero serale 06-03-2026

Anche oggi vi spedisco una riflessione che ci aiuta a meditare le letture del giorno (Gen 37; Mt 21,33-46).

«Unico il protagonista delle vicende narrate nelle letture odierne. Unica anche la reazione dei personaggi in causa. Si parla di Gesù. Si parla di noi. È lui adombrato nel racconto di Giuseppe venduto dai fratelli invidiosi. È lui l’erede inviato a riscuotere il frutto della vigna. Siamo noi i fratelli malvagi. Siamo noi i perfidi vignaioli. Ma i racconti non suonano a nostra condanna, anzi ci invitano ad alzare lo sguardo ancora più oltre, al cuore del Padre. È infatti soprattutto di lui che si parla; di lui, che Gesù è venuto a rivelare. Per amore, il Padre invia Gesù, come Giuseppe ̶ figura che ben lo adombra ̶ , a “cercare i suoi fratelli” (cfr. Gen 37,16). La predilezione che, posandosi su di loro, li rende ‘diversi’ non è altro che una più profonda partecipazione all’amore paterno. Alla fine esso, trionfando, mostrerà l’inconsistenza del male e vincerà con il perdono ogni odio e rivalità.
Anche su di noi, figli nel Figlio diletto, è stato riversato un amore di predilezione che ci rende “diversi”, partecipi, fin d’ora, di una natura regale. Ma come il “di più’ di amore per Giuseppe è stato misteriosamente provato attraverso la cisterna, la prigione, la solitudine, così ognuno di noi è chiamato a riconoscere che la via di Dio passa sempre, come per Gesù, attraverso la sofferenza e la croce. Solo a questo prezzo possiamo essere cooperatori della salvezza dei nostri fratelli e testimoniare loro la gioia di essere chiamati insieme alla libertà dell’amore» [ANNA M. CÀNOPI e COMUNITÀ DELL’ABBAZIA BENEDETTINA “MATER ECCLESIAE”, ISOLA SAN GIULIO, Meditatio, in GIORGIO ZEVINI – PIER GIORDANO CABRA (a cura di), Lectio divina per ogni giorno dell’anno, Queriniana, Brescia 2000, vol. 3, pp. 156-157].

A me sembra che le letture di oggi siano piene di violenza, ma il messaggio di fondo è l’Amore di Dio per l’umanità: c’è un disegno della Provvidenza infinitamente più alto e più grande della cattiveria umana. Mi colpisce molto Mt 21,33. Lo collego con Gv 15,2 e mi chiedo: mi rendo conto che Dio lavora, lavora su di me, in particolare, e da me attende frutti? Io collaboro con il suo disegno? Mi lascio amare, correggere, illuminare da Lui? Mi rendo conto che perciò io vivo: per produrre frutti a Lui graditi?