Pensiero serale 07-03-2026

Stasera mi trovo “costretto” a …ripetere la stessa introduzione di sabato scorso. Vi presento, infatti, di nuovo il commento di papa Benedetto al Vangelo di questa domenica. Essendo un testo di una ricchezza incredibile, è assurdo che io aggiunga qualcosa. Rimango a disposizione per chi abbia bisogno di chiarimenti e mi propongo di esprimere qualche mia “misera” riflessione nei prossimi giorni.

«Nei grandi discorsi di Gesù che san Giovanni ci offre, appaiono le immagini degli elementi fondamentali della vita umana: l’acqua, la luce, il pane, il vino. Questi elementi fondamentali della nostra vita biologica diventano, nella prospettiva di Gesù, anche elementi del sacramento, modo di incontrarci con Dio.
In ogni popolo, che, come Israele, era sempre esposto al deserto, quindi al problema della mancanza di acqua, proprio il dono dell’acqua era percepito in tutta la sua grandezza: solo l’acqua dà vita, e un pozzo che non si asciuga nei tempi caldi, un pozzo che dà sempre acqua, acqua fresca, acqua non avvelenata, è un dono, un dono di vita: così chi ha creato e costruito il pozzo è realmente un padre. Giacobbe, dando il pozzo a Israele, rimane padre, perché rimane per sempre il suo dono della vita, il dono dell’acqua che ci offre.
L’uomo ha bisogno di acqua, l’acqua è vita. Tuttavia sentiamo che la nostra sete è più profonda, perché la nostra vita non è solo biologica, l’uomo non è solo biologia, è anche anima e spirito. Perciò la nostra sete è più profonda, vogliamo profondamente la vita; l’acqua è vita, ma vogliamo una vita ancora più radicale, la nostra sete del cuore cerca la Vita stessa.
Anche le perversioni della sete, che vediamo oggi, dimostrano proprio che questa sete della Vita stessa, dell’Infinito, del Bene assoluto è radicata nel cuore umano. Come trovare quest’acqua che è la Vita stessa? In che cosa consiste? Dove la troviamo? È evidente che l’acqua, la vita che noi vogliamo, della quale abbiamo bisogno, è l’amore vero, la felicità, la verità, la luce. Veri padri dell’umanità possono essere solo le persone che ci danno questa vita, che fanno sgorgare fontane dell’acqua vera, dell’acqua della Vita: appare anche qui che questa sete ha a che fare con Dio.
Nel colloquio tra Gesù e la Samaritana appaiono man mano questi problemi, appaiono soprattutto due domande. La prima è la questione della colpa, delle distruzioni nella nostra vita, che rendono incapaci di attingere quest’acqua. Come nella vita fisica, ci possono essere fratture dell’anca, della schiena, ecc., possono esserci cecità, mancanza di udito, così anche nella nostra vita più profonda, nella vita del cuore, ci possono essere infermità per cui non possiamo più muoverci, non possiamo più sentire, vedere; così nasce la domanda su chi ci aiuterà, chi ci salverà, perché possiamo accedere all’acqua che dona la vita.
Ma insieme alla questione della salvezza, della restituzione a noi stessi della vera vita, si manifesta con grandezza assoluta il problema di Dio: c’è Dio? E se c’è, dove lo troviamo? Solo se c’è Dio, c’è quest’acqua. In altre parole, Gesù fa capire alla Samaritana: l’acqua vera, della quale l’uomo ha bisogno, può venire solo dal Dio vero. Così alla fine appare che Egli, Gesù, è la sorgente, la sorgente di acqua viva. Così diviene chiaro anche che il suo Spirito appare nel mistero trinitario, che il Padre nel Figlio ci dà lo Spirito e così ci dà la Vita, la fonte della Vera vita, della vera acqua.
Ma rimane ancora la domanda su come arrivare a questa vita. Dov’è il pozzo? Dove troviamo il mezzo per attingere nella profondità quest’acqua? Da soli non siamo capaci di arrivare a questa profondità e di attingere la Vita. La risposta essenziale è che Gesù, nel suo Spirito, è la Vita; in Gesù l’acqua della vita è venuta, si è resa accessibile a noi.
Tuttavia, anche lungo il corso di tutta la storia umana, abbiamo bisogno di costruttori di pozzi, di coloro che ci aiutino a trovare questa Vita e ci diano i mezzi per attingerla. Naturalmente il pozzo più reale, vero, essenziale, è la Scrittura stessa, è la Parola di Dio, alla quale accediamo per bere all’acqua della vita. Ma la medesima Sacra Scrittura è un pozzo profondo e così abbiamo bisogno anche di altri aiuti.
Perciò, nella storia della Chiesa i grandi santi, i grandi dottori, i grandi maestri della fede sono questi costruttori di pozzi, che ci aiutano e diventano per noi padri della vita. Pensiamo ai Padri e Dottori della Chiesa come sant’Agostino, Bonaventura, Tommaso d’Aquino; e poi a san Francesco, san Domenico, santa Teresa d’Avila e san Giovanni della Croce, fino al presente. San Giovanni Bosco è un vero costruttore di pozzi di acqua viva, che ci aiuta, e anche altri più vicini a noi sono veri costruttori di pozzi, che ci danno anche i mezzi per attingere acqua in profondità. Il Vangelo di oggi ci invita a essere spesso in colloquio con loro, ad andare con loro alla fonte dell’acqua, con loro a trovare l’acqua viva, che ci dà la vita. In questo tempo di Quaresima, vogliamo imparare di nuovo ad andare al pozzo, a bere dell’acqua della vita, dell’acqua che è vita della Vita stessa, e anche a guidare altri a questo pozzo e, pur con tutta la nostra debolezza, aiutare gli altri a prendere, ad attingere l’acqua dalla profondità dalla Parola di Dio e cosi trovare la Vita.
Nel colloquio con la Samaritana, Gesù fa ancora un passo più avanti. Non solo ci fa capire che con Lui l’acqua viva, Dio stesso, è entrato nella storia e con i suoi amici, con i suoi discepoli, possiamo attingere a quest’acqua, ma dice anche un’altra cosa: non su questo o quest’altro monte si adorerà, ma si adorerà “in spirito e verità”. Con Gesù, comincia un nuovo periodo della relazione dell’uomo con Dio. Questi monti ̶ Garizìm, Gerusalemme ̶ sono rappresentanti delle culture religiose, che in una prima fase della storia umana servono per trovare accesso all’acqua viva. Adesso, con Gesù, è cominciato un nuovo periodo: non dobbiamo più restringere la nostra fede entro un solo tipo culturale e umano, ma possiamo uscire da queste forme culturali, storiche, della religione, e arrivare allo stesso Dio vivo in Cristo Gesù, nel quale andiamo oltre le culture religiose, alla Verità del Dio che egli stesso impersona e mostra.
Questa è la vera novità dell’ “ora” di Gesù: non siamo più chiusi solo in forme culturali, dove Dio rimane chiuso e limitato. Gesù ha aperto questo confine, è Egli stesso Dio con il suo volto. Il vero Dio si mostra in quest’uomo Gesù, parla con noi, diventa acqua viva con noi. Così si rinnova sempre l’invito a uscire da tutte le culture nazionali, da tutte le strutture culturali verso Gesù stesso e così verso Dio stesso, pregando in spirito e verità. “In spirito e verità” non è un programma illuministico, come hanno detto alcuni ̶ avremmo cioè lasciato le religioni per pensare solo razionalmente ̶ ma spirito e verità sono il nome di Cristo e del suo Spirito. Preghiamo quindi il Signore che tutti possiamo sempre nuovamente trovarci uniti, uscendo dalle tradizioni culturali, per giungere alla verità dello Spirito di Dio, e così creare l’unità della Chiesa e, alla fine, l’unità dell’intera umanità. Certo, avremo sempre forme storiche e culturali determinate, e questo è anche bene, ma è importante che non siano l’ultima parola, che tramite queste strutture si vada alla realtà stessa, allo Spirito, alla Verità, a Cristo, il vero Figlio di Dio.
Vorrei ancora toccare l’ultimo punto di questo Vangelo. La donna samaritana ha raccontato ai suoi concittadini quello che è successo, e che ha capito che forse Gesù è realmente il Messia, il Dio che si mostra e ci salva da tutte le nostre difficoltà e peccati. I concittadini vengono e invitano Gesù ad accettare di stare con loro, e dopo alcuni giorni dicono: “Adesso non crediamo perché tu hai detto questo e questo, ma crediamo perché noi stessi abbiamo capito e sappiamo che lui è il Salvatore del mondo”.
Cioè, da una fede “di seconda mano” sono arrivati a una fede “di prima mano”, non credono solo perché un altro lo dice, non sono più con-credenti con qualcuno che ha una fede propria, perché adesso sanno che Lui è il Messia, sono arrivati a una fede, a un incontro personale, diretto, immediato con Cristo Gesù: credono “di prima mano”. Questo movimento è importante per tutti noi: cominciamo dando fiducia ai nostri maestri e ad altri, crediamo con loro e perché loro hanno creduto; ma è importante che arriviamo all’incontro personale con Gesù e in questo incontro lo vediamo realmente, lo tocchiamo e possiamo capire che Lui è il Salvatore nostro e del mondo. Così viviamo con una fede “di prima mano”, una fede che non si appoggia solo sugli altri, ma con cui siamo noi stessi toccati nel cuore dalla persona medesima di Gesù. Certo, siamo sempre in cammino, abbiamo sempre bisogno della grande comunità della Chiesa per poter vedere Gesù, ma dobbiamo anche essere sempre in cammino verso una conversione profonda e personale, verso la conoscenza personale di Gesù e così verso una fede convinta, che può illuminare anche gli altri.
Ringraziamo in questo giorno Dio, che ci ha dato la sorgente dell’acqua viva, che ci dà dei pozzi, che ci dà dei mezzi per attingere la sua Verità, la profondità della sua Parola. Ringraziamo perché Lui stesso si è mostrato e ci dà il dono dell’acqua della vita, la Vita stessa.
E preghiamo di poterlo conoscere sempre più, e così possiamo imitare Colui che solo ci salva, ci salva tutti. Amen!» (BENEDETTO XVI, Omelia, 23-3-2014, in «Il Signore ci tiene per mano». Omelie inedite 2005-2017. Avvento, Quaresima, Pasqua, Libreria Editrice Vaticana 2025, pp. 104-109).

Ora mi limito a complicare ulteriormente la vostra meditazione, invitandovi a capire perché sarebbe bene riflettere anche su due passi della Bibbia, che ci aiutano ulteriormente a cogliere il grande messaggio che stasera ci viene donato: Ger 31,34 e Mt 4,4.