La parabola (Lc 19,16-31) che oggi la Chiesa ci propone è molto nota, ma non è molto facile. È molto opportuno leggerla in stretto collegamento con la Prima Lettura (Ger 17,5-10) e col Salmo Responsoriale (1).
«La Parola odierna presenta ai nostri occhi un quadro dalle immagini semplicissime, dipinte a tinte forti, senza sfumature. Già solo questo stile è insegnamento: obbliga a cercare sinceramente l’essenziale. Un tema fondamentale emerge: nel tempo l’uomo decide del suo destino eterno ̶ vita o morte ̶ , e non vi è altra possibilità.
Chi confida in se stesso e in una felicità egoistica, costruita con le proprie mani, entra nelle tenebre e fin d’ora è cieco, al punto da non vedere un mendico seduto alla porta di casa. Chi si affida a Dio, riconoscendosi sua creatura, da lui dipendente e da lui amata, porta nel cuore un germe di eternità che fiorirà in felicità e pace eterne. Come imparare a non confidare solo in se stessi? Né Geremia, né Gesù lo spiegano teoricamente. Essi usano immagini: un albero, un mendicante.
Fissiamo lo sguardo su Lazzaro. Il silenzio sembra essere il tratto principale del suo volto. Duramente provato dalla vita, trascurato da coloro dai quali attende un aiuto, egli tace. Non una parola contro Dio, non una parola contro gli uomini. Né ribellione, né invidia, né critica. Liberatrice, forse lungamente attesa, giunge amica la morte. E la scena cambia. Lui, il disprezzato, è accolto dagli angeli e dai santi nel seno di Abramo. In quella luce, egli ancora è avvolto di silenzio. Una bellezza soprannaturale emana dalla sua figura. Il suo volto lascia trasparire un altro Volto. È Gesù il povero Lazzaro: egli non ha considerato un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma si è spogliato di tutto, si è fatto povero per arricchire noi con la sua povertà. Il suo umile amore gli ha permesso di scendere, di attraversare quell’insondabile abisso che separa la terra dal cielo. E ora ogni giorno egli siede alla porta del nostro cuore e bussa… [ANNA M. CÀNOPI e COMUNITÀ DELL’ABBAZIA BENEDETTINA “MATER ECCLESIAE”, ISOLA SAN GIULIO, Oratio, in GIORGIO ZEVINI – PIER GIORDANO CABRA (a cura di), Lectio divina per ogni giorno dell’anno, Queriniana, Brescia 2000, vol. 3, p. 149].
Credo che sia importante chiarire alcuni punti.
Il giudizio finale non avverrà in base …alla dichiarazione dei redditi. Non penso che automaticamente chi è ricco andrà all’inferno e che tutti i poveri andranno in Paradiso in quanto poveri.
Il giudizio finale avverrà in base all’osservanza della legge morale, in base a come mettiamo in pratica la Parola di Dio, la volontà del Signore, le virtù, soprattutto la carità.
Alcuni pensano che l’inferno non esiste o è vuoto: sono idee in contrasto con l’insegnamento della Chiesa. Altri affermano che la misericordia di Dio elimina la possibilità dell’inferno. Anche questo è in chiaro contrasto con la fede cattolica. Dio ci ama, ma rispetta la nostra libertà. La misericordia di Dio e la conversione dell’uomo devono stare insieme. Perciò sono così importanti il Sacramento della Penitenza e la vigilanza. Nessuno sa quando sarà il momento della morte, perciò sono fondamentali la vita di Grazia costante e la Confessione frequente.