Pensiero serale 05-01-2025

Già stasera celebriamo la festa dell’Epifania. Proprio perché è una festa molto amata, io temo che non sempre sia conosciuta e vissuta adeguatamente. Il commento di padre Vanhoye è come sempre prezioso per il nostro cammino.

«L’Epifania è la manifestazione di Cristo ai pagani, è la festa della fede offerta a tutto il mondo. La fede è una luce meravigliosa, che penetra nell’intimo di noi stessi e ci fa intraprendere un cammino stupendo.
La prima lettura celebra tale luce: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno i popoli alla tua luce…”. Questa è la luce misteriosa della fede, che mette in cammino le nazioni, i pagani, quelli che non erano chiamati.
Paolo è pieno di stupore di fronte a questa rivelazione della generosità divina, che chiama i pagani a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo, a essere partecipi della stessa promessa che Dio ha fatto al popolo eletto. Tutti gli uomini sono chiamati a conoscere Cristo, a camminare nella luce della fede.
Si tratta di una luce misteriosa: quella di una stella che brilla nel cielo. Una luce che è fonte di gioia: “Al vedere la stella, [i magi] provarono una gioia grandissima”. Questa stella ci fa capire qual è l’aspirazione profonda del cuore dell’uomo. Noi sappiamo di non essere fatti per vivere una vita a livello soltanto terreno, ma dobbiamo guardare verso l’alto e lasciarci guidare da una stella. Il nostro cuore non può avere una vera gioia se si lascia soffocare dalle preoccupazioni terrene, se si lascia rinchiudere in prospettive ristrette; invece, la vera gioia è in noi quando accogliamo la luce della stella, la fede. In questo riconosciamo la nostra vocazione, che è di guardare in alto, di andare fino a Dio.
Ma la luce della fede, che brilla in alto nel cielo, indica anche un posto preciso sulla terra: la casa dove si trova il Bambino con Maria, sua madre. La fede non è un sogno irreale, ma ha esigenze concrete: ci chiede di riconoscere in Gesù, uomo come noi, il Figlio di Dio incarnato, colui che ci rivela il Padre e ci rivela il senso della nostra vita, colui che ci permette di incontrare il Padre e di vivere in comunione con lui.
La luce della fede, che brilla nel cielo, non ci dispensa dal rivolgerci agli uomini sulla terra: i magi, che hanno visto la stella, vanno a informarsi dai sommi sacerdoti e dagli scribi. E ricevono la risposta dalle parole della Scrittura, che rivelano il disegno di Dio. Ma, per capire il significato di tali parole ispirate, occorre una disponibilità interiore, che né Erode, né i sacerdoti hanno: il primo, perché si sente minacciato nel suo potere; i secondi, perché si mostrano indifferenti e privi di interesse per Gesù.
Quando cerchiamo soltanto i nostri interessi, siamo chiusi alla luce della fede, e allora percorriamo soltanto vie terrene, che non conducono alla casa del Figlio di Dio. Se invece vogliamo vivere veramente, dobbiamo essere pronti a lasciarci guidare verso mete che non ci daranno vantaggi immediati, materiali, ma la gioia divina. Dobbiamo fare una scelta: se cerchiamo soltanto il nostro interesse, non vedremo la stella, e la nostra vita non avrà gioie profonde.
Il Signore è venuto, ci offre questa “grandissima gioia”, ci offre la sua luce preziosa. Da parte nostra, dobbiamo essergli fedeli e riconoscenti. Oggi lo vogliamo ringraziare per il dono della fede, che ci fa alzare lo sguardo al di sopra di noi stessi. E in particolare lo vogliamo ringraziare perché nell’Eucaristia egli ci dà il suo corpo e il suo sangue, per trasformarci e farci vivere sempre più in comunione con lui» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume I – Tempi forti, Edizioni AdP, Roma 2014, pp. 75-76).

Fra i temi presentati da padre Vanhoye mi sembra dominante quello della gioia. Siamo invitati a riflettere su un punto molto semplice: so dove cercare la gioia? Io penso che il signore ha “inventato” la famiglia proprio in vista della gioia, ma non sempre vedo gioia nella vita coniugale. Forse sarebbe bene che ogni sposo cerchi di donare gioia all’altro, più che cercarla solo (o anzitutto) per se stesso. Ma questo non vale solo per la vita familiare! Probabilmente il passo biblico più bello sulla gioia è At 20,35. Vi consiglio di leggerlo e di tenerlo sempre presente.
Infine, sono sicuro che c’è un nemico acerrimo della gioia e il biblista vi fa un rapido cenno: le preoccupazioni. Anche su questo tema vi segnalo alcuni passi biblici, che ritengo preziosi: Mt 6, 25-34; 13, 22; Lc 2, 49; 10, 41. Credo che sia di estrema importanza saper distinguere due atteggiamenti molto diversi fra loro: “occuparsi” e “preoccuparsi”; come occorre tanta sapienza (tema delle prime due letture della s. Messa di ieri) per distinguere ciò che è “importante” e ciò che è soltanto “urgente”. Non è mai urgente pregare, adorare l’Eucaristia, meditare la Parola, vivere in Grazia di Dio e così ci lasciamo forse sopraffare da vari impegni perché ci sembrano urgenti.