Pensiero serale 04-11-2025

In questo cammino, che ormai dura da quasi quattro anni, faccio sempre più un’esperienza davvero stupenda. Più temo di non saper proseguire in questo “lavoro” quotidiano (tanta è la consapevolezza della mia pochezza), più mi accorgo che il Signore aveva predisposto questo impegno quotidiano non tanto e non solo per le persone a cui invio questi “pensieri”, ma per me stesso. In questo senso, il personaggio biblico, che forse sento più vicino a me, è Giona. Apparentemente il Signore lo chiamò per la salvezza di Ninive. In realtà, era anzitutto lui che doveva essere avvantaggiato dalla missione che Dio voleva affidargli. Per esempio, la preghiera, che stasera vi spedisco, è in un libro che ho comprato esattamente 23 anni fa (nella mia pedanteria spesso scrivo sui libri la data in cui li acquisto). Non credo che senza l’impegno del “pensiero quotidiano” avrei mai letto questa preghiera scritta dallo stesso eremita di cui vi ho parlato ieri. A me sembrano parole preziose per il nostro cuore, per il nostro cammino. E vi ringrazio per quanto mi state donando, e soprattutto sono grato a Lui per quanto mi dona tramite voi.

«La tua porta è aperta, Signore, ma nessuno entra.
La tua gloria è manifesta, ma nessuno (vi) fissa gli occhi.
La tua luce è sorta nelle pupille, ma non vogliamo vedere.
La tua mano è tesa a dare, ma nessuno prende.
Tu inciti tramite seduzioni, ma non acconsentiamo.
Tu sbalordisci con cose terribili miste a misericordia, ma (noi) non accorriamo a te.

Dio nostro, buono, abbi pietà della nostra miseria.
Creatore nostro, dolce, fascia le nostre ferite.
Padre nostro, ripieno di clemenza, persuaditi a costringerci ad avvicinarci a te, visto che noi non vogliamo persuaderci.

Fa’ uscire, Signore, la nostra anima, dalla prigione nella quale ci siamo rinchiusi, verso la vera luce, anche se noi non vogliamo.
Prevalga su di noi, Signore, la tua forza e ci faccia uscire dal torpore al quale siamo inclini.
Alza, Signore, da davanti ai nostri occhi tutti i veli dei quali è coperta la vista della nostra anima, che le impediscono di vedere la tua vera luce» (Giovanni di Dalyatha, Mostrami la tua bellezza, Magnano 1996, 18).