Pensiero serale 02-10-2025

Anche oggi ci facciamo aiutare dalle riflessioni di don Fabio, ovviamente in occasione del ricordo dei nostri defunti.

«Un viaggio è deciso in ogni particolare dal suo traguardo. Al navigatore satellitare basta la destinazione per disegnare tutte le svolte del percorso.Nei principi del discernimento sappiamo che è fondamentale verificare dove ci conducano i movimenti interiori, perché “dal frutto si conosce l’albero” (Mt 12,33). Bisogna essere sempre lucidi su dove si va a parare.La meta decide tutto. L’arte del tentatore è quella di nascondere gli effetti delle decisioni e occultare le conseguenze delle cose; solo così può dire che una trasgressione non è pericolosa. “Non morirete affatto!” (Gen 3,4) afferma il serpente. I fatti mostrano il contrario.

La commemorazione dei fedeli defunti è l’occasione liturgica per meditare sulla meta e per metterci di fronte a quel che veramente conta.

Quel che sopravvive alla morte è quel che va fino al bersaglio e conduce il viaggio fino al traguardo. C’è una sola cosa che è andata oltre la tomba: è l’amore.Questa è la meta vera che valuta ogni nostro atto, che “resetta” i nostri obbiettivi e ri-orienta secondo verità e non secondo inganno.

Perciò vale la pena di essere lucidi su tale liturgia, e accoglierne la grazia.

Noi patiamo il dolore per coloro che abbiamo perso, ma è bene che sia così. Teniamoci stretto quel dolore, perché è affetto ed è frutto di quel che ci siamo scambiati con chi non c’è più.

Desidero essere turbato quando ricordo mio fratello. Mi manca, mi mancherà sempre. Perché dovrebbe essere diversamente?

La fede illumina il mio dolore, non lo cancella. Non deve banalizzarlo, tutt’altro. Ma lo rovescia di direzione.

Si celebra la commemorazione dei fedeli defunti per proclamare che loro non sono il nostro passato ma il nostro futuro. Siamo noi che andiamo da loro – come dice Davide nel dolore per un bimbo che gli è morto (cfr. 2 Sam 12,23) – il contrario sarebbe una fregatura. Perché farli tornare mentre sono già alla meta?Che soluzione può mai essere la retrocessione? Molto meglio proclamare ̶ nella Santa Messa di questa commemorazione ̶ la Pasqua di Nostro Signore, che ci fa fare il salto nella comunione con loro.

Coloro che non credono nella verità profonda e bella della vita vivono di nostalgie, quelli invece che hanno capito che la vita non è un inganno ma un regalo irreversibile vivono in attesa della luce, camminano verso la pienezza.

San Francesco diceva: “Tanto è il bene ch’io aspetto, che ogni pena m’è diletto”.

Il dolore per mio fratello mi fa camminare nell’amore, e il ricordo dei miei errori nei suoi confronti spero mi faccia umile e saggio nella consapevolezza che l’amore mi porterà da lui. Non c’è altra strada.

Solo l’amore mi connette con tutti i miei cari, mi connette con il mio spirito e mi apre al Signore, permettendomi di non essere l’ombra di me stesso per aprirmi a un’esistenza maiuscola.

Celebriamo la commemorazione dei fratelli che non sono più con noi, per camminare nella giusta direzione, con un dolore luminoso che deriva dal bene che abbiamo vissuto e che andiamo a ritrovare» (ROSINI FABIO, Di Pasqua in Pasqua. Commenti al Vangelo domenicale dell’anno liturgico C, San Paolo, Cinisello Balsamo 2024, pp. 203-205).

Credo che in questo giorno sia normale pensare al passato, in particolare ai nostri parenti e amici che sono morti. Leggendo le riflessioni di don Fabio, ho apprezzato molto una sua frase quasi identica a ciò che il Papa ha detto proprio oggi pomeriggio nell’omelia pronunciata durante la s. Messa celebrata nel Cimitero del Verano a Roma. Ecco le parole pronunciate da papa Leone:

«La fede cristiana, fondata sulla Pasqua di Cristo, ci aiuta infatti a vivere la memoria, oltre che come un ricordo passato, anche e soprattutto come una speranza futura. Non è tanto un volgersi indietro, ma piuttosto un guardare avanti, verso la mèta del nostro cammino, verso il porto sicuro che Dio ci ha promesso, verso la festa senza fine che ci attende» (LEONE XIV, Omelia, 2-11-2025).

Un altro punto molto rilevante in cui convergono le riflessioni di don Fabio e quelle del Papa è la centralità dell’amore. Io oggi ho riflettuto sul vizio che è agli antipodi dell’amore, cioè l’invidia. Forse non tutti ricordano il seguente passo che vi segnalo: Sap 2,24.