Vi spedisco il commento di don Fabio Rosini al Vangelo (Mt 5,1-12) che ascoltiamo in questa Solennità di tutti i Santi.
«Il Vangelo della Solennità di tutti i Santi è quello delle Beatitudini. Questo testo paradossale elenca otto affermazioni contrarie alla saggezza ordinaria.
La carne umana è incline a pensare che prosperità economica, divertimenti, affermazione dei propri diritti, appagamento dei propri appetiti e via dicendo, siano condizioni minime di felicità.
In altre parole, la saggezza convenzionale è l’opposto delle Beatitudini.
Ma se osserviamo meglio le affermazioni assurde che aprono il Discorso della Montagna vedremo che nel suo contrario ̶ ossia nelle “beatitudini umane” ̶ non c’è spazio per l’amore. Chi ha come assoluto la prosperità, gli appagamenti e i propri diritti, per quanto queste cose possano essere lecite e umanamente valide, ha dei problemi con l’amore.
Se si vuole amare veramente qualcuno bisogna prepararsi al momento in cui farsi impoverire dall’altro. Non si può amare una persona senza mettere in discussione i propri possessi, perché l’amore non è un investimento economico, anzi è il contrario. Si può parafrasare Gesù dicendo: non si può servire l’amore e il possesso, o vince l’uno o vince l’altro. Viene il giorno in cui il “possessivo” non è un assoluto, in cui ciò che è mio, gli oggetti, i progetti, il tempo e tutto il resto, devono essere a disposizione di chi sto amando, di chi sto servendo. Altrimenti si ama in apnea, nell’assurdo tentativo di voler bene al prossimo ma anche farsi i fatti propri.
Se mi apro all’amore verso qualcuno mi devo preparare a piangere. Perché l’altro avrà il potere di ferirmi, visto che l’ho fatto entrare nel mio cuore ̶ che è lo spazio della mia vulnerabilità; il suo dolore mi coinvolgerà, forse mi inonderà. Chi mi ama piange le mie lacrime.
Se voglio camminare nella via dell’amore mi devo preparare a perdonare e ad essere mite di fronte al male che spesso mi fa proprio chi amo. Come si può amare qualcuno senza accettarne gli errori?
Non posso pensare di avere a cuore la felicità di qualcuno, ma non trovarmi mai affamato e assetato: se per me l’appagamento e la soddisfazione sono degli assoluti, non potrò fare altro che atti auto-remunerativi. Figuriamoci se si può crescere un figlio senza perdere il sonno e tante altre cose.
Ma avere un figlio è una delle cose più belle che possano capitare.
Amare è la cosa bella che ci può accadere. Saper perdere tutto per amore è quanto di più bello ci possa succedere, perché saper perdonare e aver pazienza vuol dire conoscere la pace vera, perché saper piangere vuol dire avere un cuore.
Scegliere l’amore vuol dire uscire dalla solitudine, e porta a essere liberi dai propri appetiti, a mettere in discussione il proprio cuore e purificarlo costantemente, a saper accettare che le cose non ci portino al successo ma al bene, e che la nostra immagine sociale sia abbastanza secondaria. Leggiamo questo testo nella solennità di tutti i santi perché santità e amore coincidono. La santità non è un prodotto di sacrestia, ma è l’amore che speriamo di incontrare nella vita. È ciò a cui vale la pena di obbedire» (ROSINI FABIO, Di Pasqua in Pasqua. Commenti al Vangelo domenicale dell’anno liturgico C, San Paolo, Cinisello Balsamo 2024, pp. 200-202).
Mi pare che ci sia un’unica idea di fondo. Le beatitudini possono sembrare una via legata alla sofferenza. È vero, perché le beatitudini sono l’autoritratto di Gesù, che è il Crocifisso. Però don Fabio legge in modo stupendo le beatitudini alla luce dell’amore. Anzi interpreta tutta la vocazione dell’uomo alla luce dell’amore. Ciò significa che io mi realizzo, solo se amo e se vivo le beatitudini, anche e soprattutto nella sofferenza. Non amo davvero una persona se non accetto di soffrire per la persona amata (vi raccomando di meditare Gv 15,13); e tutto questo è la via alla vera gioia (cfr. At 20,35). Gesù mi ha creato solo perché vuole la mia gioia. Forse è bene meditare a lungo un brano di san Paolo (1 Cor 1,17-2,8). Attualmente la Chiesa cerca di avvicinarsi molto al mondo (“pastori con l’odore delle pecore”), col rischio evidente di rinunciare a evangelizzare gli uomini, finendo semplicemente col mondanizzarsi. Siamo chiamati a schierarci: scelgo la sapienza del mondo, la sapienza umana, o piuttosto la sapienza di Dio, cioè la sapienza della croce? Le beatitudini sono l’esatta antitesi della sapienza umana, ma sono la verità dell’uomo e l’unica vera via per la gioia.