Pensiero serale 09-03-2026

Oggi avrei voluti porgervi ancora alcune mie riflessioni sul Vangelo di ieri, ma preferisco spedirvi una preghiera, sempre in riferimento a Gv 4,5-42.

«Aspettaci, Signore, al pozzo del convegno, nell’ora provvidenziale che scocca per ognuno. Presentati e parlaci per primo, tu mendicante ricco dell’unica acqua viva. Distoglici, pian piano, da tanti desideri, da tanti amori effimeri che ancora ci trattengono. Sciogli l’indifferenza, i pregiudizi, i dubbi e le paure, libera la fede. Scava in noi il vuoto, riempilo di desiderio. Fa’ emergere la sete, attraici con il tuo dono. Dilata il nostro cuore, infiammane l’attesa. Da’ nome a quella sete che dentro ci brucia, senza che sappiamo chiamarla con il suo vero nome. Riportaci in noi stessi, nel centro più segreto dove nessun altro giunge.
Tra le dure pietre dell’orgoglio, il fango dei compromessi, la sabbia dei rimandi, scava tu stesso un varco al tuo Santo Spirito» [ANNA M. CÀNOPI e COMUNITÀ DELL’ABBAZIA BENEDETTINA “MATER ECCLESIAE”, ISOLA SAN GIULIO, Oratio, in GIORGIO ZEVINI – PIER GIORDANO CABRA (a cura di), Lectio divina per ogni giorno dell’anno, Queriniana, Brescia 2000, vol. 3, p. 173].

Soprattutto l’ultima frase dona spunti preziosi per un serio esame di coscienza. Pensare che Dio onnipotente e creatore si fa mio mendicante dovrebbe “quasi” commuovermi fino alle lacrime.
Chiedere al Signore di “riportarci in noi stessi” ci dovrebbe far riflettere: forse spesso viviamo fuori da noi stessi (vi segnalo Lc 15,17).
Spero che conosciate questa fase stupenda di sant’Agostino: «Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas» (Non uscire fuori di te, ritorna in te stesso: la verità abita nell’uomo interiore, “De vera religione” 39,72).