Pensiero serale 10-03-2026

Oggi vi spedisco il commento di padre Vanhoye alle letture della s. Messa (Dn 3,25.34-43; Mt 18,21-35).

«Nella prima lettura, troviamo un esempio di preghiera in un tempo di tristezza e di desolazione. Il popolo ebreo è in esilio; la sua situazione appare senza via di uscita, e Dio sembra lontano, inaccessibile. A questo punto il popolo avverte un bisogno acuto di perdono da parte di Dio, e la sua richiesta si fa pressante e umile, dettata da un sincero pentimento.
Dobbiamo notare come questa preghiera di Azaria sia stata ripresa dalla liturgia, nella preghiera che il sacerdote recita durante la Messa dopo l’offerta del pane e del vino: “Umili e pentiti accoglici, o Signore: ti sia gradito il nostro sacrificio che oggi si compie dinanzi a te”.
L’infinita misericordia con la quale Dio ci accoglie deve essere il modello del nostro modo di agire verso i nostri fratelli, deve farci diventare messaggeri della misericordia divina per gli altri. La parabola evangelica ci mostra chiaramente lo scandalo che provochiamo quando, in contrasto con il perdono che riceviamo continuamente da Dio, il nostro cuore e pieno di durezza verso nostri fratelli.
I due servi debitori che compaiono nella parabola ripetono la stessa frase. Il primo, gettatosi a terra, supplica il padrone dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ha pietà di lui e gli condona il suo debito enorme. Questo servo “appena uscito”, incontra un compagno, che ha con lui un debito minimo. Costui si getta a terra e lo supplica dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirà”. Il primo servo però non vuole ascoltare la preghiera di quest’ altro servo e lo fa gettare in prigione, fino a che non abbia pagato il debito.
In questa parabola notiamo un contrasto stridente, che ci scandalizza. Eppure, questo fatto non capita forse anche a noi? Senza rendercene conto, anche noi spesso usiamo un atteggiamento diverso quando preghiamo Dio e quando trattiamo con il nostro prossimo: supplichiamo Dio per ottenere il perdono da lui, ma poi siamo senza pietà verso i nostri fratelli. Troviamo naturale che Dio ci esaudisca e ci colmi dei suoi doni, ma, quando qualcuno viene a chiederci qualcosa, accampiamo tanti pretesti per respingere la sua richiesta. Ogni giorno mettiamo a dura prova la pazienza di Dio, e Lui ha tanta pazienza con noi e ci sopporta; noi però non sopportiamo di ricevere dagli altri neppure il più piccolo sgarbo. Non pensiamo mai a confrontare l’atteggiamento che Dio ha nei nostri riguardi con l’atteggiamento che noi abbiamo nei riguardi degli altri, e cosi ci chiudiamo ai doni di Dio.
Dio vuole veramente che diventiamo partecipi della sua misericordia e che, dopo averla ricevuta, la trasmettiamo agli altri, se non vogliamo chiuderci a poco a poco alla sua grazia. Questo l’insegnamento importante che Gesù ci dà nel Vangelo di oggi. Alla fine della parabola egli dice: “Così anche il Padre mio celeste farà con voi, se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello”» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume I – Tempi forti, Edizioni AdP, Roma 2014, pp. 114-115).

So bene che il tema del perdono è uno dei più difficili da capire e da vivere. A chi ha più difficoltà verso questo tema così arduo e così alto, segnalo qualche altro passo del Vangelo: Mt 5,48; Mt 6,14-15; Lc 7,36-50.
Se abbiamo difficoltà a perdonare dobbiamo porci alcune domande: ho deciso davvero di essere discepolo di Gesù? Ho fatto davvero esperienza del perdono di Dio? Mi sono lasciato trasformare da questo perdono? Se qualcuno mi obietta che vorrebbe perdonare, ma non è facile, rispondo ricordando Mt 19,26.