Oggi, per offrirvi un aiuto per meditare le letture della s. Messa (Gio 1,1-2,1.11; Lc 10,25-37), ricorro a monsignor Aiello, vescovo di Avellino. Ci vengono donati vari spunti per progredire non tanto e non solo nel pregare e nel meditare, ma soprattutto nel vivere e perché la vita diventi davvero servizio. Anzitutto vi esorto a notare i quattro passi: prima la “lettura” (del testo), poi la “meditazione”, quindi la “preghiera” e, infine, l’agire. Mi sembra un ottimo aiuto per impostare bene la riflessione sulla Parola, ma soprattutto perché ci convinciamo sempre di più che l’incontro con Gesù, se non diventa un “fare”, è solo una pia illusione (basti pensare all’ultima frase del Vangelo di oggi (Lc 10,37). Perciò io sono sempre più felice (e grato al Signore!) di aver posto al centro del mio ministero sacerdotale la teologia morale: la teologia del “fare”, però basato sull’ “essere”, cioè sulla verità.«LetturaL’avventura di Giona è una parabola sul difficile rapporto tra Dio e l’uomo, una relazione di amore-odio. L’uomo vorrebbe piegare Dio ai suoi progetti e alla sua visione della vita, e il Creatore, con pazienza, cerca di educare la creatura ai Suoi pensieri, non senza incidenti di percorso. È una storia di fuga e di inseguimenti d’amore, di capricci e dispetti, di bronci e recriminazioni. Imbarcato su una nave che va nella direzione esattamente opposta a quella indicatagli da Dio, Giona pensa di essere al sicuro, ma mette a repentaglio la vita dell’intero equipaggio: le nostre scelte fuori della volontà di Dio non recano danno solo a noi, ma anche alle persone che ci sono vicine.MeditazioneSi può fuggire da Dio? Eppure tanti nel mondo ed anche nella Chiesa preferiscono “Tarsis” a “Nìnive”, la propria volontà a quella di Dio, e fanno danni. La tempesta che si scatena sveglia Giona dal suo sonno-morte e gli dà anche la possibilità di svelare la sua vera identità confessando: “Sono Ebreo e venero il Signore, Dio del cielo, che ha fatto il mare e la terra”. Quale che sia il travestimento a cui ricorriamo, non potremo mai camuffare la luce del nostro Battesimo e la nostra regalità. Nel vangelo leggiamo la parabola del Buon Samaritano, che è la risposta alla domanda che il dottore della Legge pone a Gesù: “E chi e il mio prossimo?”. La strada che scende da Gerusalemme a Gèrico ̶ dal “cielo” alla “depressione”: Gerico è posta a 250 metri sotto il livello del mare ̶ è la via della vita su cui siamo incamminati e dove passa tanta gente, accadono imboscate e incidenti, conflitti e attentati. Il “prossimo” non è dato una volta per sempre, non dipende dallo stato di famiglia o dalle relazioni più significative, ma è una scelta: coincide con la volontà di voler dare un volto a uno sconosciuto, dignità a chi ne è stato spogliato, accoglienza a chi è stato derubato dalla vita e giace ai bordi della strada come un relitto. La scelta è nello sguardo che passa incurante o che apre alla compassione, alla vicinanza, all’ospitalità pagando di persona. Così Gesù ha fatto con noi, ha avuto compassione della nostra abiezione e si è fatto accanto pagando per noi con il suo Sangue. San Bruno, di cui oggi si fa memoria, è stato “buon Samaritano” avvicinandosi con la preghiera a tanti; nel ritirarsi in Certosa ha “versato l’olio della consolazione e il vino della speranza” su tanti piagati nel corpo e nello spirito, e ancora oggi lo fa attraverso i monaci suoi figli.Preghiera: Passa ancora oggi, Gesù, Buon Samaritano della storia, e guarda le mie ferite e quelle di tutta l’umanità incappata nei briganti, leniscine il dolore con il tuo perdono, curale con la tua misericordia: Signore, solo il tuo sguardo pieno di compassione e di amore ci salva.Agire: Oggi, per la strada, sull’autobus, in metropolitana, guardo nel volto le persone che incontro, ne, intuisco i drammi, e prego per loro» (AIELLO ARTURO, Fuga di profeti e di briganti, in Messa meditazione 2025, settembre-ottobre, pp. 273-274).Della riflessione del Vescovo di Avellino mi hanno colpito i seguenti punti.Ricorre più volte la parola “scelta”: la scelta di Giona danneggia anche gli altri. Il prossimo (cioè chi è per me il prossimo) dipende dalla mia scelta. Sono certo che, se il Signore ci dona di capire pienamente questa frase, la nostra vita cambia completamente. Inoltre: l’importanza enorme dello sguardo, del modo di guardare, del cuore con cui guardo (monsignor Aiello ne parla sia nella “meditazione” sia nella “preghiera” sia nell’ “agire”). Possiamo chiederci in quali occasioni tendiamo a fuggire da Dio: magari quando trascuriamo i sacramenti o la preghiera o il perdono o la conversione o il collaborare in parrocchia…Un bell’esame di coscienza possiamo farlo anche sugli eventuali “travestimenti” cui ogni tanto possiamo ricorrere. Io non posso non pensare ai sacerdoti che “dimenticano” l’abito sacerdotale (davvero preghiamo per tutti i sacerdoti, anche per me!).Infine, vi segnalo la ricchezza di ciò che ci è donato negli ultimi due punti: la “preghiera” e l’ “agire”.