Pensiero serale 05-10-2025

Penso che non sia facile parlare della fede (al centro delle letture della s. Messa di oggi). Forse ognuno ha una sua idea e una sua esperienza riguardo alla fede. Vi riporto alcune riflessioni di due donne ebree, che ci aiutano certamente a meditare su questo tema centrale, anche grazie al commento di monsignor Ravasi. Ecco anzitutto alcune frasi tratte dal diario di Hetty Hillesum, scrittrice olandese nata nel 1914 in Olanda da genitori ebrei; nel 1943 con tutta la sua famiglia scomparirà ad Auschwitz nelle camere a gas, il suo diario e le sue lettere sono state pubblicate solo quarant’anni dopo la sua morte.«Ieri sera, subito prima di andare a letto, mi sono trovata improvvisamente in ginocchio nel mezzo di questa grande stanza, tra le sedie d’acciaio sulla stuoia chiara. Un gesto spontaneo: spinta a terra da qualcosa che era più forte di me».Ecco il commento del cardinale Ravasi, che riporta anche l’esperienza di un’altra ebrea, Simone Weil.«Questa confessione testimonia anche la temperie mistica di questa ragazza sensibilissima, convinta che “il marciume che c’è negli altri c’è anche in noi”. L’inginocchiarsi per lei non è tanto una sua scelta devozionale, non è neppure il risultato di una ricerca religiosa pur vivace e libera, è per eccellenza un dono: “spinta a terra da qualcosa che era più forte di me”. È ciò che accadrà anche a un’altra ebrea, affascinata dal cristianesimo, Simone Weil, durante un viaggio ad Assisi nel 1937: là “qualcosa di più forte di me mi ha costretta, per la prima volta in vita mia, ad inginocchiarmi”. Nella vita di tutti c’è un momento in cui Dio appare con un nitore e una presenza assolutamente unici. È importante in quel giorno non chiudere gli occhi e non resistere alla sua potenza creatrice e redentrice, capace di trasformare anche l’esistenza più opaca o tenebrosa» (RAVASI GIANFRANCO, Mattutino. In ginocchio, in Avvenire, 19-11-2002, p. 1).Mi ha colpito molto la frase riportata da Ravasi sul “marciume”: ecco il testo completo tratto ancora dal diario di Hetty Hillesum.«Il marciume che c’è negli altri c’è anche in noi, continuavo a predicare; e non vedo nessun’altra soluzione, veramente non ne vedo nessun’altra, che quella di raccoglierci in noi stessi e di strappar via il nostro marciume. Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi».Sono sempre più convinto che presumere di avere fede è addirittura pericoloso, se non si passa da una “fede creduta” a una “fede celebrata” e soprattutto a una “fede vissuta”. Alla fine saremo giudicati non in base alla fede, ma in base alle opere (cfr. Mt 25,31-46); in base alle opere nostre, non degli altri. E, quindi, invece di limitarci a constatare i mali presenti nel mondo e a giudicare coloro che li commettono, dovremmo tener presenti anche altri due passi del Nuovo Testamento: la famosa parabola della pagliuzza e della trave (cfr. Mt 7,1-5) e soprattutto Gc 2,19: «Tu credi che c’è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano!».