Pensiero serale12-03-2026

Il brano, che vi spedisco stasera, non è facile ma, meditato bene, è quasi sconvolgente. È stato scritto da una donna francese vissuta nel secolo scorso (la sua esistenza è davvero molto particolare). Da questo scritto siamo invitati e aiutati a guardare con fede, con gratitudine, ogni avvenimento, ogni impegno, ogni persona che incontriamo. Chiediamo al Signore la grazia di vedere la sua presenza, la sua azione, la sua chiamata, in ogni evento, in ogni croce, in ogni gioia: ecco la logica dell’Incarnazione.

«Quando quelli che amiamo ci chiedono qualcosa, noi li ringraziamo di avercelo chiesto. Se a te piacesse, Signore, chiederci una sola cosa in tutta la nostra vita, noi ne rimarremmo meravigliati e l’aver compiuto questa sola volta la tua volontà sarebbe “l’avvenimento” del nostro destino. Ma poiché ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, tu metti nelle nostre mani tanto onore, noi lo troviamo così naturale da esserne stanchi, da esserne annoiati.
Tuttavia, se comprendessimo quanto inscrutabile è il tuo mistero, noi rimarremmo stupefatti di poter captare queste scintille del tuo volere che sono i nostri microscopici doveri. Noi saremmo abbagliati nel conoscere, in questa tenebra immensa che ci avvolge, le innumerevoli precise personali luci delle tue volontà. Il giorno che noi comprendessimo questo, andremmo nella vita come profeti, come veggenti delle tue piccole provvidenze, come mediatori dei tuoi interventi. Nulla sarebbe mediocre, perché tutto sarebbe voluto da te. Nulla sarebbe troppo pesante, perché tutto avrebbe radice in te. Noi siamo tutti dei predestinati all’estasi, tutti chiamati a uscire dai nostri poveri programmi per approdare, di ora in ora, ai tuoi piani. Noi non siamo mai dei miserabili lasciati a far numero, ma dei felici eletti, chiamati a sapere ciò che vuoi fare. Persone che ti sono un poco necessarie, persone i cui gesti ti mancherebbero, se rifiutassero di farli. Il gomitolo di cotone da rammendare, la lettera da scrivere, il bambino da alzare, il marito da rasserenare, la porta da aprire, il microfono da staccare, l’emicrania da sopportare: altrettanti trampolini per l’estasi, altrettanti ponti per passare dalla nostra povera, cattiva volontà alla riva serena del tuo beneplacito» (MADELEINE DELBRÊL, Che gioia credere, Torino 1970, 141s.).

Alcune espressioni mi hanno colpito moltissimo: per esempio il riferimento a quelli che lei chiama «i nostri microscopici doveri», ma soprattutto mi è parsa bellissima la conclusione. Mi sembra una spiritualità molto simile a quella di santa Teresa di Lisieux: l’elogio delle piccolezza, come l’obolo della vedova (cfr. Lc 21,1-4).