Pensiero serale 30-10-2026

Oggi vi consiglio di meditare a lungo non solo il Vangelo (Lc 14,1-6), del quale ora come al solito vi spedisco il commento, ma anche la Prima Lettura (Fil 1,1-11) che ci aiuta a riflettere su vari temi bellissimi (la gioia, la gratitudine, il discernimento).
Ecco ora il commento del Vangelo di oggi.

Lectio Divina

«Ed essi stavano a osservarlo

Lettura
La liturgia odierna ci introduce nella lettura del capitolo 14 del Vangelo di Luca. La scena di questo capitolo si svolge per la maggior parte nella casa di un fariseo, nella quale Gesù si è recato per pranzare, in giorno di sabato. In tale contesto, Egli guarisce un uomo e poi racconta alcune parabole, prendendo spunto dall’immagine del banchetto. Di fronte ai suoi gesti e alle sue parole, quando uscirà da quella casa una grande folla lo seguirà (v. 24).

Meditazione
Ancora una volta il Maestro entra in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare. Siamo ormai abituati a questo tipo di scena. Il sedersi a mensa non era mai per Gesù un momento neutro, ma sempre occasione per esporre i suoi insegnamenti che riguardavano l’applicazione della Legge, soprattutto quando questo avveniva in giorno di sabato. Come abbiamo già considerato, a quel tempo le guide religiose ̶ farisei, scribi e dottori della Legge ̶ imponevano al popolo ebraico un’osservanza particolarmente rigorosa del precetto del riposo sabbatico. Un’osservanza però meramente esteriore, che lasciava i cuori vuoti, inariditi, rendendoli poi incapaci di reagire quando si trattava di compiere opere di bene, e di bene gratuito, come erano appunto quelle che Gesù compiva. Assistiamo dunque a una scena già vista: i farisei e i dottori della legge, invece di avviare un dialogo costruttivo con il Maestro, come riporta l’evangelista Luca, “stavano a osservarlo”. E Gesù non aspetta che siano loro a porgli il problema, ma Egli stesso li provoca, chiedendo loro se in giorno di sabato si può o non si può fare un’opera di bene come guarire un infermo. Dopo aver guarito l’idropico, li sollecita con una domanda ancor più specifica e stringente. L’evangelista chiude la scena segnalando che essi “non potevano rispondere nulla” alle parole del Maestro. Non esitano a metterlo alla prova per criticarlo e accusarlo, ma quando è Gesù a interrogare loro, non sanno rispondere. Proviamo a fare nostre le provocazioni del vangelo di oggi: quando viviamo comportamenti inautentici e antievangelici, se Gesù ci chiedesse: “Perché ti sei comportato così?”, sapremmo dare risposte sensate o dovremmo limitarci a dire soltanto: “Signore, perdonami, ho sbagliato”. Riconoscere i propri errori è l’arte più difficile del mondo: a sbagliare sono sempre gli altri, e difficilmente siamo capaci in prima battuta di metterci in discussione e di ammettere i nostri errori. Che il Signore ci aiuti tutti a cambiare il cuore!

Preghiera:
Signore Gesù, perdonami per tutte quelle volte in cui non sono stato capace di assumermi le mie responsabilità e ho scaricato colpe su coloro che mi circondano o sulla società in genere. Perdonami per tutte quelle volte che non riesco a dire né agli altri né a me stesso: “Ho sbagliato”.

Agire:
Prego la Vergine Maria affinché mi aiuti a individuare e riconoscere i miei errori nei miei rapporti con gli altri, e ad avere l’umiltà di porvi rimedio chiedendo loro scusa» (MANSI LUIGI, Ed essi stavano a osservarlo, in Messa meditazione 2026, settembre-ottobre, pp. 419-420).

Il brano del Vangelo di oggi mi lascia molto perplesso perché ci mostra come anche ciò che è molto positivo può diventare negativo, se vissuto male. Mi riferisco al “vedere” Gesù, al silenzio, alla legge.

I farisei osservano Gesù in silenzio. Non posso non pensare all’opportunità stupenda che ebbero queste persone di incontrare Gesù, di ascoltarlo, di poter dialogare con Lui, di assistere ai suoi miracoli. Eppure rimasero del tutto chiusi.

Io ogni giorno “vedo” Gesù nell’Ostia durante la s. Messa e poi quando adoro il Santissimo Sacramento, ma mi rendo conto che devo lottare contro ciò che esprime molto bene monsignor Mansi:

«Un’osservanza […] meramente esteriore, che lasciava i cuori vuoti, inariditi».

Oggi viviamo in tempi caratterizzati dal soggettivismo, dall’individualismo, dalla superficialità e dal relativismo morale. Molti, anche cattolici, pensano e hanno spesso affermato che l’obbedienza non è una virtù. Sulla grande virtù dell’obbedienza mi limito a segnalarvi Fil 2,8 e l’Ufficio delle Letture del 14 agosto (una bellissima lettera di san Massimiliano Maria Kolbe). Impegniamoci a vivere bene il profondo valore del III comandamento, a comprendere il vero e grande valore della legge morale e del silenzio. Facciamo tesoro del commento di oggi:

«Riconoscere i propri errori è l’arte più difficile del mondo: a sbagliare sono sempre gli altri, e difficilmente siamo capaci in prima battuta di metterci in discussione e di ammettere i nostri errori».

Credo che solo così vivremo spesso e bene il Sacramento della Penitenza.