Pensiero serale 29-10-2026

Anche stasera spero di esservi di aiuto nella meditazione della Parola di Dio della s. Messa (Ef 6,10-20; Lc 13,31-35).

Lectio Divina

«Il terzo giorno la mia opera è compiuta

Lettura
Riprendendo la lettura continua del capitolo 13 del Vangelo di Luca, sospesa ieri a motivo della celebrazione della festa dei santi Apostoli Simone e Giuda, la liturgia oggi ci fa saltare direttamente agli ultimi versetti di questo capitolo. Poco prima, con parole dal tono grave, severo, Gesù aveva avvertito che per giungere alla salvezza occorre “sforzarsi di entrare per la porta stretta”, cioè abbandonarsi al disegno d’amore del Signore. Paolo, nella prima lettura, è molto chiaro: “Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio”.

Meditazione
Il brano che ci viene proposto oggi è articolato in due parti. La prima è costituita da un dialogo serrato tra Gesù e alcuni farisei. Questi erano andati ad avvertirlo che Erode stava cercando di farlo uccidere, e consigliavano quindi a Gesù di andarsene per mettersi in salvo. La sua risposta è particolarmente dura e definisce Erode “quella volpe”. La seconda parte è un doloroso lamento di Gesù sulla città di Gerusalemme che, ancora una volta, invece di ascoltare l’invito alla conversione, si prepara a uccidere. E questa volta non “un profeta”, come molte volte era già accaduto nel passato, ma addirittura il Messia in persona, Lui stesso. Gesù sa bene che il suo cammino lo condurrà verso l’esito doloroso della croce, e quindi leva il suo accorato lamento, rivolto alla città di Gerusalemme. Nonostante tutto, essa ha goduto di un’attenzione particolarmente amorevole da parte di Dio, ma non ne ha fatto tesoro, anzi quando Egli ha rivelato il suo volto in Gesù, si è chiusa ancor di più nel suo rifiuto. Domandiamoci anche noi se stiamo facendo tesoro delle opportunità di salvezza che il Signore ci dà. Spesso siamo distratti da altri interessi, solo materiali, e non ci accorgiamo delle molte occasioni che, con rinnovata e infinita tenerezza, Egli sempre ci offre per rientrare in noi stessi, ed essere capaci di metterci in discussione, di rinnovare la nostra adesione senza riserve a Lui e a quello che ci insegna. Ma la prospettiva è comunque piena di speranza, perché il Signore afferma, senza esitazione, che verrà comunque il tempo in cui la sua opera di salvezza verrà infine accolta, e darà frutti di vita nuova in tutti coloro che si affidano a Lui con cuore aperto e senza riserve. Lasciamoci contagiare da questo anelito di speranza con cui si chiude oggi la pagina evangelica.

Preghiera:
Signore Gesù, grazie perché hai tanta pazienza con me, malgrado le mie infedeltà, le mie fughe, il mio istinto di ribellione, ogni volta che la mia vita è attraversata dal dolore e dall’insuccesso. Rendi il mio cuore sempre attento e docile alla tua Parola.

Agire:
Ricordo e prego per il catechista o il sacerdote che mi è stato maestro nel cammino di fede: sia sempre testimone fedele per tante anime. Se è già in cielo, prego che il Signore gli doni il premio eterno» (MANSI LUIGI, Il terzo giorno la mia opera è compiuta, in Messa meditazione 2026, settembre-ottobre, pp. 414-415).

Nella Prima Lettura siamo aiutati a riflettere sull’importanza della lotta contro il demonio. È molto bello il riferimento alla Parola di Dio (Ef 6,17).
È prezioso l’invito a rientrare in noi stessi. Io vi ho visto un riferimento a Lc 15,17: lo ritengo uno dei passi più importanti di tutto il Vangelo; penso che sia il cardine della vita spirituale e morale di ogni discepolo di Gesù.
Siccome per due volte monsignor Mansi ci esorta a unirci al Signore “senza riserve”, esaminiamoci anche su questo punto.