Pensiero serale 25-06-2026

Il Vangelo della s. Messa di oggi (Mt 7,21-29) mi appassiona da alcuni decenni. Proprio oggi ho letto un commento di papa Benedetto, che ancora non conoscevo. Comincio a proporvelo stasera e magari continuerò nei prossimi giorni. Sono parole rivolte esattamente venti anni fa ai giovani di Cracovia, ma sono esortazioni preziose per tutti gli uomini, di tutti i luoghi e di tutti i tempi.

«Nel cuore di ogni uomo c’è, amici miei, il desiderio di una casa. Tanto più in un cuore giovane c’è il grande anelito ad una casa propria, che sia solida, nella quale non soltanto si possa tornare con gioia, ma anche con gioia si possa accogliere ogni ospite che viene. È la nostalgia di una casa nella quale il pane quotidiano sia l’amore, il perdono, la necessità di comprensione, nella quale la verità sia la sorgente da cui sgorga la pace del cuore. È la nostalgia di una casa di cui si possa essere orgogliosi, di cui non ci si debba vergognare e della quale non si debba mai piangere il crollo. Questa nostalgia non è che il desiderio di una vita piena, felice, riuscita. Non abbiate paura di questo desiderio! Non lo sfuggite! Non vi scoraggiate alla vista delle case crollate, dei desideri vanificati, delle nostalgie svanite. Dio Creatore, che infonde in un giovane cuore l’immenso desiderio della felicità, non lo abbandona poi nella faticosa costruzione di quella casa che si chiama vita.
Amici miei, una domanda si impone: “Come costruire questa casa?”. È una domanda che sicuramente si è già affacciata molte volte al vostro cuore e che ancora tante volte ritornerà. È una domanda che è doveroso porre a se stessi non una volta soltanto. Ogni giorno deve stare davanti agli occhi del cuore: come costruire quella casa chiamata vita? Gesù, le cui parole abbiamo ascoltato nella redazione dell’evangelista Matteo, ci esorta a costruire sulla roccia. Soltanto così infatti la casa non crollerà. Ma che cosa vuol dire costruire la casa sulla roccia? Costruire sulla roccia vuol dire prima di tutto: costruire su Cristo e con Cristo. Gesù dice: “Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia” (Mt 7, 24). Non si tratta qui di parole vuote dette da una persona qualsiasi, ma delle parole di Gesù. Non si tratta di ascoltare una persona qualunque, ma di ascoltare Gesù. Non si tratta di compiere una cosa qualsiasi, ma di compiere le parole di Gesù» (BENEDETTO XVI, Discorso ai giovani a Cracovia, 27-5-2006).

Gesù ci dice che cosa conta veramente, che cosa desidera da noi. Vuol farci capire che cosa vale nella vita cristiana. Il Signore sembra molto duro: nel giudizio finale potrebbe arrivare a dire che non ci conosce: più o meno quello che disse san Pietro durante la Passione di Gesù (cfr. Mt 26,69-65). Sono stati scritti libri sull’amore liquido, sulla vita liquida, sulla modernità liquida. Ebbene, Gesù nel Vangelo di oggi contrappone la sabbia alla roccia. Noi siamo chiamati a schierarci, a fare una scelta. Mi sembra evidente che alla fine non saremo valutati sulla fede, sulla preghiera, sui canti, sull’andare in chiesa, sull’apostolato… Addirittura in Mt 7,22 Gesù si riferisce all’attività profetica (di cui parla proprio il Vangelo di domenica prossima: cfr. Mt 10,41). So bene che oggi vasti settori della Chiesa cercano di non parlare dei temi etici e hanno gettato una grave ombra di sospetto sulla morale matrimoniale e sulla bioetica… (come minimo, sono evidenti omissioni gravissime). Eppure Gesù nel Vangelo di oggi dice che anche ascoltare la sua Parola non sarà decisivo. Conterà qualche altra cosa. Auguro a me e a voi di vivere quello che ritengo l’atteggiamento fondamentale della Madre di Dio: l’umiltà e l’obbedienza. Chiediamo a Gesù di comprendere bene cosa desidera da ognuno di noi e imploriamo la forza, la costanza, la fedeltà nell’attuare ogni giorno sempre e solo la sua volontà. Come ho già accennato, domani vi proporrò la continuazione del discorso di papa Ratzinger.