L’episodio narrato dal Vangelo della s. Messa di oggi (Lc 21,1-4) ci offre l’occasione di riflettere su vari punti. Ecco il commento di padre Vanhoye.
«La delicatezza che Gesù mostra nel Vangelo di oggi deve suscitare la nostra ammirazione, e nello stesso tempo deve darci un grande incoraggiamento.
Certamente la vedova povera, di cui parla il Vangelo, non si vantava della sua offerta: cercava piuttosto di nascondersi, mentre gettava la sua moneta nel tesoro del tempio. Che cosa rappresentavano i suoi due spiccioli in confronto con le offerte dei ricchi? Questi, sì, potevano vantarsi, perché davano molto.
Ma Gesù capovolge la situazione, e dice: “In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti”. Il Signore non vede l’apparenza, ma il cuore, e sa dove si trova la vera generosità.
Questo deve incoraggiarci, quando siamo nella stessa situazione della vedova povera. Innanzitutto, deve spingerci a essere umili, quando abbiamo la possibilità di dare molto; in questo caso, non dobbiamo inorgoglirci, perché tutto ci è stato dato da Dio. In secondo luogo, deve spingerci a essere umili, quando possiamo dare poco, quando ci sentiamo poveri di forze fisiche e di capacità intellettuali, se ci confrontiamo con gli altri. In questo caso, per noi è difficile essere generosi, perché ci scoraggiamo e siamo tentati di non fare neppure quel poco che potremmo fare. Il Signore invece ci dice che quel poco che diamo ha valore, anzi ha più valore di quello che fanno gli altri con tanti mezzi e con tante qualità, se noi con i nostri poveri mezzi facciamo tutto quello che possiamo. Queste offerte piacciono molto a Dio.
Se con umiltà e con amore mettiamo al servizio del Signore il poco che abbiamo, facciamo una grande offerta e siamo più vicini a lui di chi fa offerte apparentemente più grandi.
Ringraziamo il Signore per la luce che oggi ci dà con il suo insegnamento, e chiediamo per noi e per tutti gli uomini questa generosità piena di umiltà» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume III – Tempo ordinario/2, Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 302-303).
A me pare evidente il collegamento con il brano del Vangelo della s. Messa di ieri (Lc 23,35-43). Oggi meditiamo su una povera vedova. In modo diverso anche il buon ladrone è molto povero (povero anche a livello etico; non ha molte buone azioni da offrire al Signore!).
Soprattutto siamo invitati a riflettere sulla vera grandezza, sul vero valore di una persona: la salute, la bellezza, i titoli di studio, la carriera, la ricchezza valgono molto poco. Vale ciò che è importante in vista del giudizio finale e ciò che è gradito e valido agli occhi di Gesù (cfr. 1 Sam 16,7).
Il commento di padre Vanhoye pone giustamente al vertice due grandi valori: la generosità e l’umiltà.
Mi ha colpito molto il cenno del biblista alla vera vicinanza. Nell’episodio di ieri erano molto vicini a Gesù entrambi i condannati a morte, ma la vera vicinanza non si misura in termini di centimetri. Molti coniugi possono anche vivere nella stessa casa da anni, ma dovrebbero verificarsi sul livello della loro vicinanza. Io sono sempre più sicuro che due persone sono vicine nella misura in cui sono entrambe vicine a Gesù.