Mancano pochi giorni alla Settimana Santa. Stasera vi spedisco una riflessione di san Paolo VI su Cristo crocifisso.
«Sì, noi stiamo a guardare. Per quanto atroce sia l’immagine di Gesù crocifisso, noi ci sentiamo attratti da quest’uomo del dolore. Noi siamo subito persuasi di essere davanti a una rivelazione, che va oltre l’immagine sensibile: la rivelazione intenzionale di un simbolo, d’un tipo, d’una personificazione estrema della sofferenza umana. Gesù, il Cristo, ha voluto essere presentato così. Qui il dolore ci appare cosciente! La terribile passione era prevista! Lo strazio e il disonore della croce era saputo! Gesù è colui che “conosce l’infermità” in tutta la sua estensione, in tutta la sua profondità e intensità. E tanto basta per renderlo fratello di ogni uomo che piange e soffre; fratello maggiore, fratello nostro. Egli detiene un primato, che accentra in lui la simpatia, la solidarietà, la comunione d’ogni uomo paziente. Gesù è morto innocente perché lui l’ha voluto. Ma perché lo ha voluto? Qui è la chiave di tutta questa tragedia: perché egli ha voluto assumere sopra di sé tutta l’espiazione dell’umanità. Egli si è offerto vittima in sostituzione nostra. Egli sì, è “l’agnello di Dio che cancella il peccato del mondo”. Egli si è sacrificato per noi. Egli si è dato per noi. Egli è così la nostra salvezza! E perciò il Crocifisso incatena la nostra attenzione» (PAOLO VI, Meditazione sulla passione, in ID., Meditazioni inedite, Roma 1993, 31ss.).
Nella Prima Lettura di oggi (Nm 21, 4-9) gli ebrei, per potersi salvare, erano invitati a volgere lo sguardo sul serpente di bronzo messo sopra un’asta. Così siamo invitati anche noi a guardare Gesù in croce. Ovviamente possiamo guardare in tanti modi. Penso spesso che Gesù sul Calvario era visto dal buon ladrone, ma anche dall’altro che non si convertì, da san Giovanni e dalla Vergine, ma anche da persone che lo deridevano. Chiediamo al Signore il dono di poterlo guardare con occhi pieni di amore, di fede, di gratitudine, di pentimento. Sentendoci amati da Lui, gli permetteremo di renderci uomini nuovi, con un cuore nuovo. Così riceveremo luce, pace, forza per amare Lui e i nostri fratelli, soprattutto coloro che sono più indifferenti dinanzi a tanta sofferenza e a tanto Amore.
Vi do anche un altro piccolo suggerimento. Pensiamo a Gesù che ci sta guardando, lasciamoci guardare, cioè lasciamoci davvero amare da Gesù. Pensiamo a come Gesù guardò e amò il ricco di cui parla il Vangelo (cfr. Mc 10,21). Vi segnalo anche Mt 9,9. Pensiamo a come san Matteo si sentì guardato da Gesù per essere capace di decidere di lasciare tutto, di cambiare completamente modo di pensare, di amare, fino a donarsi totalmente a Lui.