Pensiero serale 23-10-2026

Anche stasera vi esorto a meditare in modo approfondito le letture della s. Messa (Ef 4,1-6; Lc 12,54-59). Spero che ognuno abbia capito che il commento che vi spedisco (il mio e quello di un biblista) non può e non deve sostituirsi alla meditazione personale di ciascuno (che non è semplice ragionamento o sentimento, ma ascolto vero di ciò che Gesù mi suggerisce nel cuore).
Lectio Divina

«Perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?

Lettura
Dopo alcuni giorni in cui la liturgia ci ha proposto la lettura continua e quasi completa del capitolo 12 del Terzo Vangelo giungiamo oggi a terminarne la lettura. E in questi ultimi versetti il Signore alza lo sguardo: finora, nonostante la grande folla intorno a Lui, Egli si è rivolto ai suoi discepoli, ora invece sembra finalmente accorgersi anche di tutta quella moltitudine di persone. E proprio alle folle Gesù rivolge una serie di indicazioni e ammonimenti che, a ben vedere, risultano utili alla vita di ciascuno di noi.

Meditazione
Nel brano di oggi san Luca ci riporta alcuni detti di Gesù con i quali il Signore invita coloro che lo seguono a formarsi una coscienza retta su ciò che veramente Egli ci chiede. Con determinazione il Maestro oggi ci esorta a imparare a leggere i “segni dei tempi”, cioè a preoccuparci di comprendere quale può essere il nostro contributo nel mondo e nel tempo che ci è dato di vivere. Non limitiamoci a pensare di seguire il Signore solo superficialmente, con la speranza, più o meno segreta, di essere poi da Lui aiutati, nei momenti particolarmente difficili o sofferti, a risolvere i problemi che la vita ci fa attraversare. Chiediamo invece al Signore che ci aiuti a formarci una coscienza retta, che proceda dalle giuste intenzioni e conduca poi al corretto agire. In questa parte del suo Vangelo, Luca ci riporta spesso parole di Gesù che hanno un tono di rimprovero rivolto ai suoi discepoli, e a noi, perché non ci impegniamo a considerare qual è il nostro ruolo nella vita e come possiamo fare per rimanere fedeli a Lui, nostro Maestro, in ogni situazione. La domanda da rivolgere a noi stessi ogni giorno resta la stessa: “Che cosa mi chiede ora il Signore, nel tratto di vita che mi sta facendo attraversare? Che cosa mi dice la coscienza?”. E la coscienza dev’essere retta e ben formata, attraverso l’ascolto attento di quello che ci rivela il Vangelo, e occorre anche riconoscere e valutare con cura le situazioni liete e tristi della vita, in specie nei momenti in cui siamo chiamati a prendere decisioni importanti, resistendo alla tentazione dell’adeguarsi a quel che tutti fanno e a quel che tutti pensano. Fin dai tempi del Concilio, quella dei “segni dei tempi” è ormai una categoria teologica vera e propria, da osservare e studiare con la massima serietà, consapevoli che il Signore, attraverso la vita stessa, ci parla e ci chiede risposte di fede.

Preghiera
Signore, ti prego, aiutami a non limitarmi a una mera pratica delle tradizioni e delle devozioni cristiane, ma fa’ che impari a interrogarmi ogni giorno: “Che cosa mi sta dicendo il Signore con quello che mi sta capitando? Cosa si aspetta da me? Come posso rispondergli?”.

Agire
Considero i contesti in cui vivo e in specie le persone che vi abitano. Pensando a ciascuna di esse mi chiedo: “Mi impegno davvero a essere prossimo di quel fratello, di quella sorella, o mi limito a etichettare e giudicare?”» (MANSI LUIGI, Perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?, in Messa meditazione 2026, settembre-ottobre, pp. 378-379).

La formazione della coscienza è un sapiente intreccio tra dimensione spirituale e dimensione morale (ne parlo nel mio Manuale: cap. I § 35), rapporto tra Sacramento della Penitenza e direzione spirituale (non l’una senza l’altra). Faccio solo qualche esempio sul discernimento. Come fece padre Pio a decidere di costruire l’ospedale? Io come ho fatto a capire che dovevo specializzarmi in teologia morale ed essere parroco successivamente di tre diverse parrocchie? Oppure per un laico: mi sposo? Con chi? Quando? Quanti figli? Quali studi? Quale mestiere o professione? E se c’è sterilità, come mi devo comportare? Il discepolo di Gesù prende decisioni in modo saggio e prudente, sempre guidato dallo Spirito Santo e da un buon padre spirituale. Io sono certo che l’errore più frequente consiste in questo: decido di testa mia (col mio istinto o con le mie emozioni o con il mio ragionamento) e poi Gesù deve stare al mio servizio; mi deve aiutare perché io possa raggiungere gli obiettivi che io ho scelto. A chi fa così pongo una semplice domanda: Gesù è il tuo Signore o il tuo cameriere?