Pensiero serale 20-12-2025

Anche stasera don Fabio ci aiuta a meditare sul Vangelo di questa domenica (Mt 1,18-24).

«L’incarnazione del Figlio di Dio viene raccontata nel Vangelo di questa domenica nella prospettiva di un atto di discernimento, quello della decisione di Giuseppe.

Le nostre esistenze sono tracciate dalle decisioni. La vita impone la sfida delle opzioni, e alcune sono drammatiche, come quella in questione.

Cosa deve fare Giuseppe con la sua promessa sposa incinta? Se fosse stato semplicemente di fronte a una gravidanza ordinaria, la decisione era ovvia: era costretto – dalle norme ebraiche ̶ a rifiutarla. Ma lui conosce Maria e non riesce a convincersi che sia stata disonesta.

Le decisioni serie non sono tra il bene e il male. Se fosse così, sarebbero tutte facili. Ma la vera scelta è sempre fra cose che sembrano entrambe buone o, come in questo caso, entrambe cattive. Non sembra giusto esporre Maria al rischio di essere lapidata, né si può ignorare la sua gravidanza. Giuseppe sembra in un vicolo cieco. I veri problemi sono di questo tipo.

Oggi ci sono tanti giovani che faticano a prendere decisioni definitive.

Mancano i parametri perché il tessuto della nostra società è relativistico. Sembra titanico provare a decidere. Si temono spesso cose che non sono affatto rischiose mentre si difendono ipotesi che non sono realmente plausibili. E c’è chi a quarant’anni deve ancora capire cosa farà da grande. . .Giuseppe, da parte sua, non poteva denunciare Maria senza sentire che stava commettendo un errore. C’era una via di mezzo? È così che ci si muove spesso, sperando di far contenti tutti e finendo nell’immobilismo.

Giuseppe decide di rifiutare in segreto la sua sposa, in modo che non debba subirne conseguenze.

La nostra generazione di maschi è un po’ così: cercano di mantenere aperte tutte le opzioni cercando di far felici tutti (specialmente se stessi), e alla fine mancano di virilità e di fecondità, in mediocre stato di stagnazione.

Come esce Giuseppe dal dilemma? Con un sogno…Non va dimenticato che Adamo nel sonno perse una costola e scoprì di avere una sposa.

È curioso: per consentire a Dio di agire è necessario il sonno, la debolezza. La parola “sogno” è usata per cose idilliache, frutto della nostra immaginazione. Ma credere in un sogno è spesso credere nella bellezza.

Giuseppe risolve il suo dilemma credendo in qualcosa che è più bello, più buono, più nobile. Credendo all’opera di Dio.

È lo Spirito Santo che ha operato in questa situazione: ciò che sta accadendo è immenso, è infinito, cambierà la storia.

Giuseppe passa dalle soluzioni mediocri alla fede nel compimento delle antiche promesse.

Ma come può sopravvivere un matrimonio se i coniugi non obbediscono al sogno che li ha fatti partire? Come si può rimanere fedeli a una vocazione senza obbedienza all’intuito più nobile del cuore? Come possiamo edificare la Chiesa se non ci apriamo e non lasciamo che il Signore agisca secondo i suoi disegni? Come possiamo sperare di fare qualcosa di utile in questo mondo se non crediamo nel Bene? Giuseppe ha creduto a una cosa meravigliosa. Non si è sbagliato» (ROSINI FABIO, Di Pasqua in Pasqua. Commenti al Vangelo domenicale dell’anno liturgico A, San Paolo, Cinisello Balsamo 2022, pp. 27-29).

Don Fabio ci pone vari interrogativi molto importanti. Io mi permetto di aggiungere ben poco. Penso che dobbiamo riflettere su fatto che san Giuseppe ha vissuto in modo splendido una sintesi di castità e di docilità allo Spirito Santo. È stato umanamente sterile, ma spiritualmente fecondissimo. Ha vissuto un rapporto di coppia non facile per tanti motivi, ma con Maria è diventato un grande modello di santità per ogni famiglia perché al centro della coppia “Maria Giuseppe” c’è sempre stato Gesù. Cerchiamo di imparare da questo uomo umile, semplice, silenzioso e davvero grande agli occhi di Dio.