Pensiero serale 19-10-2026

Stasera cerco di approfondire ulteriormente ciò che ieri ho solo un po’ accennato. Ovviamente non presumo di spiegare tutto ciò che andrebbe precisato su un tema così delicato, perciò resto a disposizione di chi voglia ulteriori chiarimenti. Del resto, è la parrocchia il luogo in cui dovrebbe essere effettuata la formazione sui vari argomenti, altrimenti i laici difficilmente avranno idee chiare su punti estremamente importanti.

Io sono convinto che il punto di fondo consista nel fatto che fede e politica non vanno né confuse né separate. Se fossero confuse, si arriverebbe all’assurdo che ogni violazione della fede e della morale cattolica (cioè, ogni peccato) sia anche una mancanza a livello giuridico, verso lo stato: insomma ogni peccato sarebbe anche reato. In effetti, nell’Antico Testamento era così; e per i regimi islamici ancora oggi è così. L’autorità religiosa è anche autorità a livello politico.
Se invece pensiamo che fede e politica sono separate, si arriva alla scissione, oggi molto diffusa, tra coscienza del cittadino e coscienza del cattolico. Così è accaduto che tanti cattolici, con idee confuse, non ben formati, hanno pensato di continuare a essere buoni cattolici, pur votando a favore di leggi palesemente inique come la legalizzazione del divorzio o dell’aborto o avendo idee sbagliate sul delicato tema della riproduzione artificiale.
In realtà, non occorre essere cattolici, per essere a favore del rispetto della vita e dell’indissolubilità del matrimonio, ma è sufficiente usare bene la ragione umana e aver ben chiaro il principio secondo cui le legge dello stato deve essere rispettosa della legge naturale. Da qui scaturisce l’obbligo dell’obiezione di coscienza nei confronti di leggi dello stato che siano contrasto con la legge naturale. In estrema sintesi, una legge è buona non semplicemente perché è approvata in un regime democratico. Una legge, che approva aborto ed eutanasia, è iniqua sia se approvata in una dittatura sia se votata in un parlamento eletto democraticamente.
Ovviamente nell’attuale relativismo etico tutto questo non è ben conosciuto ed è tutt’altro che accettato addirittura da persone che pensano di essere cattoliche perché magari hanno fede e ogni tanto vanno a Messa, ma evitano accuratamente una seria formazione su questi temi.
Perciò non mi stancherò mai di esortare chi è battezzato a frequentare assiduamente le parrocchie in cui si dia importanza all’approfondimento di temi decisivi come il rispetto della vita, la famiglia, la sessualità, la bioetica, il bene comune…
Ieri abbiamo festeggiato la Giornata Missionaria Mondiale. Ebbene, io penso che oggi sia urgente essere missionari, cioè autentici testimoni formati bene anzitutto su questi argomenti.
È molto triste e riduttivo pensare che la questione sia semplicemente: essere “di destra” o “di sinistra”.
Conta non limitare l’essere cattolici al solo andare a Messa il sabato o la domenica. Forse ancora più importante è usare bene la ragione. Spero che qualcuno decida di leggere e studiare testi meravigliosi donatici da san Giovanni Paolo II come le encicliche “Evangelium vitae” (del 25-3-1995) e “Fides et ratio” (del 14-9-1998). Vi ricordo anche altri due documenti, che dovrebbero essere conosciuti almeno dagli educatori, dai medici e dai biologi: le istruzioni pubblicate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, la “Donum vitae” (del 22-2-1987) e la “Dignitas personae” (dell’8-9-2008).
Può un genitore chiedere il Battesimo per un figlio e poi non aiutarlo a formarsi su questi temi? E come lo forma, se anzitutto lui e il coniuge non approfondiscono questi argomenti? Io tremo e piango per il numero enorme di peccati di omissione.