Pensiero serale 18-09-2026

Continuo a offrirvi il commento al Vangelo del giorno (Lc 8,1-3).

Lectio Divina

«Dalle crepe al servizio

Lettura
Questo breve sommario nel Vangelo di Luca funziona da “cerniera narrativa” all’interno della sezione in cui l’autore descrive il ministero itinerante di Gesù in Galilea. L’evangelista ha appena presentato una serie di incontri significativi di perdono e si prepara a introdurre l’insegnamento in parabole. Il verbo del “camminare” diventa così una categoria teologica: il Regno non è legato a un luogo sacro o a un’istituzione stabile, ma si manifesta nella dinamica dell’ “andare”.

Meditazione
Gesù non è sempre in cammino. Sembra non avere mai un punto fermo, ma ogni luogo in cui la gente vive diventa occasione per stazionare, amare, guarire, convertire e ripartire. In questo movimento continuo Gesù non trattiene, né si lascia imprigionare da un luogo o da un gruppo di persone, perché sa che il bene non si rinchiude e non può essere trattenuto. Egli abita la vita, il tempo, la storia. E con tutti tesse trame di comunione col filo d’oro dell’amore, della misericordia. La comunità che gli cammina accanto impara questo ritmo, questo stile. Non è una comunità statica, che si definisce una volta per tutte. È una comunità che cresce mentre cammina. È una comunità viva, non una struttura rigida. Una comunità con nomi e volti nuovi, con storie diverse, a volte storie di riscatto. Una comunità nella quale nessuno può dire: “Io sono qui perché me lo merito”. Ognuno, in un modo o nell’altro, è lì perché è stato raggiunto, toccato, rialzato. Persone che non si sentono più giudicate da ciò che manca, ma riconosciuti per ciò che stanno diventando. Uomini e donne con un passato che non viene negato, ma che certo non è l’ultima parola. È una comunità, quella di cui ci parla Luca, nella quale le persone non sono unite da un’idea astratta, ma da un’esperienza viva e concreta. Una comunità che non chiede di essere perfetti, ma veri. Una comunità in cui il passato diventa una memoria viva che dice che ricominciare è possibile, meglio ancora se insieme. Da quella comunità trasformata e sempre in cammino nasce il servizio. Molte volte si pensa che per servire bisogna prima essere a posto, “risolti”, senza crepe, senza nessuna colpa, come se il bene potesse passare solo attraverso mani impeccabili. Il Vangelo ci racconta sempre una storia diversa: è nelle mani di chi ha imparato cosa significa aver bisogno che il servizio diventa una conseguenza naturale. L’imperfezione, quindi, smette di essere una scusa per fermarsi e diventa una possibilità: servire non “nonostante” ciò che siamo, ma “a partire da” ciò che siamo.

Preghiera:
Di questo ti prego, Signore: colpisci, colpisci alla radice la miseria che è nel mio cuore. Dammi la forza di sopportare serenamente gioie e dolori. Dammi la forza di rendere il mio amore utile e fecondo al tuo servizio. Dammi la forza di non rinnegare mai il povero, di non piegare le ginocchia davanti all’insolenza dei potenti (Rabindranath Tagore).

Agire:
Mi impegno a leggere la vita di un santo per scoprire come il servizio non nasce da una vita perfetta» (RICCARDO TACCARDI, Dalle crepe al servizio, in Messa meditazione 2026, settembre-ottobre, pp. 153-154).

Il brano di oggi è piuttosto breve. Non ci sono discorsi di Gesù e neanche parabole o miracoli. Eppure ci è donato un grande insegnamento. Mi pare che don Riccardo insiste su alcuni punti: notate quante volte ricorre la parola “comunità”. Questa comunità ha varie caratteristiche su cui faremmo bene a meditare: è in cammino (non è statica, fredda). Ne fa parte non chi è perfetto, ma chi è «raggiunto, toccato, rialzato». Mi pare di aver capito che il messaggio di fondo è: chi capisce di aver bisogno, poi si rende conto che deve condurre la propria esistenza nell’ottica del servizio.
Io ne traggo anche un’altra applicazione. C’è il rischio di girare tutte le parrocchie del proprio paese o città (e magari anche nei dintorni) alla ricerca del parroco perfetto, del sacerdote “ideale” o dei laici “bravi e buoni”. Magari queste persone sprecano la loro esistenza senza trovare questa comunità perfetta. Gesù ci ha testimoniato qualcosa di molto diverso.