Il brano del Vangelo di questa domenica (Mt 22,15-21) è tra più noti e più complessi al tempo stesso. Ascoltiamo una delle frasi più famose di Gesù sul rapporto tra Cesare e Dio, quindi tra Stato e Chiesa, tra politica e fede, potremmo anche dire tra diritto ed etica.
Vi spedisco un commento al tempo stesso semplice e profondo. Siamo invitati a riconoscere il primato del Signore nella nostra vita.
Lectio Divina
«Date a Cesare quel che è di Cesare
Lettura
In queste ultime domeniche dell’Anno liturgico ci troveremo ad ascoltare dapprima il capitolo 22 e poi il 25 di Matteo. Si tratta di episodi e discorsi di Gesù che hanno luogo subito dopo la sua entrata trionfale a Gerusalemme, quando ormai la sua Passione, Morte e Risurrezione sono imminenti. E proprio in questo contesto troviamo oggi i farisei e gli erodiani che vanno da Lui per metterlo alla prova e coglierlo in fallo per condannarlo: la sentenza di morte è stata già emanata!
Meditazione
Il brano odierno del Vangelo si chiude con una massima che è una vera e propria- sentenza, tra le più celebri. Infatti la si cita spesso per svariate ragioni: “Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. E già nella prima lettura ci sono delle espressioni che sembrano fare da contrappunto alle parole di Gesù: “Io sono il Signore Dio tuo, non ce n’è altro”. Verrebbe da chiedersi come mai Dio sottolinea questo, e insiste nel dirci che Egli è l’unico Signore e non ce ne sono altri? Questo vuol dire che Dio sa che una delle tentazioni continue che noi uomini ci ritroviamo a dover contrastare è quella di trovarci divinità alternative, di fabbricarci altri dèi, più accondiscendenti, più comodi, meno esigenti, più appaganti, almeno sul piano di quel che riteniamo ci serva nello scorrere degli eventi della vita: successo, sicurezza, appagamento. Non c’è niente di male se una persona si dedica con passione allo sport; ma se questa persona ha sempre tempo per lo sport, e vi investe senza esitare le sue risorse, magari sacrificando la stessa vita familiare, ma poi, di fronte a una richiesta di aiuto, dice che ha da fare, o è disposto a fare giusto il minimo, tanto per non lasciare a mani vuote, allora vuol dire che c’è qualcos’altro che ha preso il posto di Dio nel suo cuore. Oggi, invece, il profeta Isaia ci ricorda che solo Dio è il Signore, non ce n’è altri. E dobbiamo stare attenti perché tutti gli altri dèi “sono argento e oro ̶ dice il salmo 115 ̶ , hanno mani e non palpano, hanno occhi e non vedono”. E, allora, a dirla tutta, di fatto noi diventiamo il “dio” di noi stessi. E così facciamo a meno di Dio, ma guai a far a meno della partita, delle feste, dei successi professionali. E poi c’è il rapporto con il “Cesare” di turno, cioè con chi esercita il potere civile, magari anche cristiano. E qui Gesù è netto: il Cesare è e resta un uomo, mai deve pensare di essere Dio e, perciò, di non essere soggetto ad alcuna norma, anche solo umana ̶ e già sarebbe tanto.
Preghiera:
Signore Gesù, fa’ che io abbia davanti al mio cuore sempre il comandamento di Dio, Padre tuo e mio, e che mi ricordi sempre di non farmi altri dei, comodi, appaganti a misura mia, ma certamente incapaci di dare pienezza di senso alla mia vita.
Agire:
Faccio un attento esame di coscienza per rendermi conto se davvero Dio è al centro ed è il centro della mia vita» (MANSI LUIGI, Date a Cesare quel che è di Cesare, in Messa meditazione 2026, settembre-ottobre, pp. 347-348).
Ovviamente non è questa la sede per trattare in modo appropriato un tema così impegnativo. Chi è interessato dovrebbe accostarsi a studi seri di teologia morale sociale. Mi limito a segnalare il ricchissimo discorso pronunciato da san Giovanni Paolo II a Palermo il 23 novembre 1995 in occasione della celebrazione del III Convegno Ecclesiale, in particolare il §10 (io ebbi l’immenso dono di essere presente) e il § 28 della prima bellissima enciclica di papa Benedetto, la “Deus Caritas et”, promulgata il 25 dicembre 2005.
Aggiungo semplicemente che il buon cristiano non deve mai dimenticare che ha anche dei precisi doveri in quanto cittadino. Come è facile criticare la Chiesa restando solo inerti e pigri spettatori, così è molto comodo limitarsi a criticare i politici, al tempo stesso guardandosi bene dal dedicarsi in modo umile, concreto e costruttivo al bene comune, per esempio con una delle tante iniziative di volontariato. Criticare è molto facile, ma non costruisce nulla e soprattutto ci fa rimanere solo insoddisfatti, pessimisti e amareggiati. Spero che conosciate questa frase. La ritengo una delle più belle e luminose in assoluto: «Dove non trovi amore, metti amore e troverai amore» (San Giovanni della Croce).