Pensiero serale 16-09-2026

Oggi vi spedisco ancora il commento al Vangelo. Voglio precisare subito che, oltre a meditare il Vangelo di oggi (Lc 7,31-35), dovremmo leggere alcuni versetti precedenti, almeno i vv. 18-19 e 28, sempre del capitolo 7 di san Luca.

Lectio Divina

«Lasciamoci coinvolgere

Lettura
Il vangelo di quest’oggi si colloca in un momento molto significativo del ministero di Gesù. Subito prima, Egli aveva riconosciuto la grandezza di Giovanni Battista e sottolineato la novità del Regno ormai presente (v. 28). Il paragone dei bambini nella piazza nasce dunque dalla domanda dei discepoli di Giovanni e dalla necessità di chiarire chi sia davvero Gesù e come interpretare la sua missione (v. 18).

Meditazione
L’immagine dei bambini in piazza che suonano il flauto e che cantano un lamento non può essere riferita solo alla generazione di Gesù. Le sue parole, infatti, sembrano attraversare il tempo e arrivare dritte anche a noi. Giovanni Battista era austero, esigente, radicale, e farisei e dottori lo hanno scartato dicendo che era inflessibile. Gesù, invece, era vicino alla gente, condivideva la tavola, incontrava i peccatori, liberava chi era prigioniero del male… Ma anche Lui era criticato perché non rispettava il sabato. In entrambi i casi, il problema non è l’estremismo negli atteggiamenti e nelle opere, non è lo stile più o meno affine ai propri gusti, ma la chiusura totale da parte di chi ascolta, di chi vede ed è invitato al coinvolgimento. Questo vangelo ci mette davanti a una verità scomoda: anche noi siamo refrattari a Dio, impermeabili alla sua azione, insensibili alle sue provocazioni. A volte facciamo difficoltà a lasciarci coinvolgere dalla sua Parola perché non vogliamo cambiare e quindi cerchiamo difetti, ridimensioniamo, rimandiamo. Gesù non impone e non condanna, ma smaschera la nostra reticenza e ci esorta a riconoscere la realtà. Ce lo dice a chiare lettere nell’espressione finale: “La sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli”. La verità, infatti, non ha bisogno di essere difesa con tante parole perché si vede dai frutti. Ciò che viene da Dio, prima o poi, genera vita, libertà, cambiamento vero. Questo vangelo ci chiede qualcosa di molto concreto: smettere di stare alla finestra e iniziare a rispondere alle esigenze del cuore e a ciò che è veramente importante per la salvezza del mondo intero. Il rischio più grande non è quello di sbagliare strada, ma quello di restare immobili a criticare tutte le vie senza percorrerne nessuna e, ancora peggio, a giudicare negativamente chi comunque investe energie e va avanti segnando percorsi nella sequela del Signore, e rispondendo al soffio dello Spirito.

Preghiera:
Fa’, o Signore, che l’esercizio di pazienza della mente, il percorso spinoso dell’intelligenza sia il segno di una verità che non è raggiunta semplicemente coi canoni della ragione umana, ma che è al di là di tutto e, proprio per questo, è la luce senza confini, mistero inaccessibile e insieme nutritivo per l’esistenza dell’uomo, per i suoi drammi e le sue apparenti assurdità (card. Carlo Maria Martini).

Agire:
Mi coinvolgo attivamente con un gesto concreto in una situazione che in genere mi limito a criticare» (RICCARDO TACCARDI, Lasciamoci coinvolgere, in Messa meditazione 2026, settembre-ottobre, pp. 141-142).

Mi sembra un messaggio molto chiaro. Si contrappongono, da un lato i rischi legati a immobilismo e chiusura, dall’altro il fatto che siamo chiamati al coinvolgimento e al cambiamento. Ovviamente non si tratta di qualcosa di “generico”: cambiare… per il gusto di cambiare o per una forma di noia, ma sempre tutto a partire dall’ascolto della Parola. È fondamentale cogliere quale novità mi porta Gesù e perché non sempre io sono disponibile. Sul tema della “novità” ho meditato ciò che ora vi propongo.
Molto spesso i miei “poveri” parrocchiani devono sentire da me il pressante invito a pregare con la Liturgia delle Ore. Io diffido fortemente di ogni preghiera che non sia strettamente legata alla Sacra Scrittura e la Liturgia delle Ore è la forma più alta di preghiera subito dopo la s. Messa (temo sempre che pochi siano disponibili a percorrere un cammino in tal senso. Anche questa può essere una forma davvero triste di chiusura!). Nell’Ufficio delle Letture di oggi (mercoledì della XXV settimana) possiamo riflettere su un passo stupendo del profeta Ezechiele: 11,19-20. Un pensiero simile tornerà nel medesimo Libro nel capitolo 36 nei versetti 25-27. Non ho alcun dubbio nell’affermare che sono tra i passi più importanti di tutta la Bibbia. Spero che sappiate che ne parla anche san Giovanni Paolo II nel suo capolavoro, la “Veritatis splendor” nel § 12. Sono passi molto simili a un altro brano estremamente importante: Ger 31,31-34, che pure vi invito a meditare a lungo.