Pensiero serale 14-10-2026

Stasera riprendo a darvi il commento al Vangelo della s. Messa di oggi (Lc 11,42-46).

Lectio Divina

«Guai a voi che amate i primi posti

Lettura
Prosegue la lettura continua del capitolo 11 di Luca. Gesù è ancora a tavola, a pranzo in casa del fariseo, e ha ormai iniziato la sua invettiva: è ovvio che il Maestro si stia scagliando contro questa categoria di persone, che hanno fatto della propria religiosità un’occasione per trarre vantaggi personali, senza farsi toccare minimamente da essa per cambiare vita. Ma è altrettanto ovvio che queste invettive rivolte ai farisei risuonano anche nei nostri orecchi, e sono dirette anche ai nostri cuori, affinché possiamo vedere bene cosa c’è in essi.

Meditazione
Talvolta gli insegnamenti di Gesù sono impartiti con discorsi pacati durante la condivisione di un pasto. Altre volte, come nel brano odierno, Egli usa toni più severi, addirittura minacciosi: “Guai a voi!”. Oggi infatti Gesù rivolgendosi ai farisei, gli rinfaccia i loro comportamenti, che non sono autentici, ma contraddittori, perché mirano non a rendere il debito onore a Dio, ma a riceverlo dagli altri. Consuetudini, le loro, ormai svuotate e deformate, volte a sentirsi “giusti”, migliori degli altri, per apparire persone devote e osservanti, agli occhi della gente, per ricevere plauso e ammirazione, se non addirittura suscitare invidia. Dunque il cuore di questi insegnamenti che oggi Gesù ci dà è proprio qui: il mettere al centro se stessi servendosi di Dio. Paragonandoli a dei “sepolcri”, Egli usa una similitudine “urticante”, infatti qualcuno tra loro si mostra fortemente risentito: “Maestro, così offendi anche noi…”. E Gesù allarga il tiro prendendosela anche con i dottori della legge ̶ quanti insegnavano agli altri i dettami della legge ̶ , che pongono pesi gravosi sulle spalle altrui, ma essi stessi “non li toccano nemmeno con un dito”. È facile fare i maestri e i giudici degli altri, ma il Signore ci chiede di lasciarci tutti giudicare dalla Legge di Dio, che è sempre ̶ non dimentichiamolo mai ̶ legge di carità, di misericordia e di perdono. Purtroppo, sappiamo bene che questa pratica di giudicare gli altri è molto diffusa proprio nei nostri ambienti ecclesiali. L’esperienza pastorale che oggi mi ritrovo, dopo oltre cinquant’anni di ministero, prima sacerdotale e poi episcopale, mi porta a dire con amarezza che tanti, troppi si allontanano dalle realtà della Chiesa perché si sentono fortemente giudicati e guardati con sospetto. Dovremmo tutti imparare ad accogliere sempre il prossimo con amore e benevolenza. Il giudizio appartiene a Dio, perciò lasciamolo a Lui.

Preghiera:
Signore, perdonaci per tutte le volte in cui, per abitudine e superficialità, giudichiamo sommariamente il prossimo, soprattutto quando non ci sembra corrispondere ai nostri schemi o, peggio, ai nostri gusti. Fa’ che impariamo a mettere più spesso in discussione noi stessi con più coraggio e coerenza alla verità del Vangelo.

Agire:
Di fronte a chi sbaglia, prego perché possa ravvedersi, e faccio attenzione a non giudicare e a evitare di parlarne male, per non suscitare diffidenza o discredito» (MANSI LUIGI, Guai a voi che amate i primi posti, in Messa meditazione 2026, settembre-ottobre, pp. 322-323).

È evidente che siamo esortati a riflettere non tanto sugli errori dei farisei e dei dottori della legge, ma ognuno è chiamato a verificarsi sul grande invito a non giudicare, a non ritenerci superiori agli altri. È fondamentale avere un atteggiamento umile e costruttivo dinanzi a eventuali errori del nostro prossimo. È facile trovare difetti nei parroci o nei suoi collaboratori, ma dobbiamo chiederci come aiutiamo queste persone e come ci mettiamo davvero al servizio della comunità,
Monsignor Mansi ci esorta a effettuare un forte discernimento per evitare il rischio di «mettere al centro se stessi servendosi di Dio». In definitiva, dobbiamo esaminarci per vedere se e come amiamo il prossimo, come evitiamo il rischio di dare importanza all’apparenza, mentre conta una cosa sola: badare a ciò che guarda il Signore: il cuore, l’intenzione vera di amare Lui e il prossimo con umiltà, pazienza e perseveranza. Mi ha molto colpito, alla fine, l’invito alla preghiera.