Pensiero serale 08-07-2026

Oggi vi invito a meditare il Vangelo della s. Messa col prezioso aiuto del commento di padre Špidlík.

«La vocazione dei dodici apostoli(Mt 10,1-7)

“Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere”.

I grandi uomini cercano di formare persone che potranno sostituirli. Però non possono dar loro un potere eterno.

Il famoso scienziato Pasteur trascorreva le sue vacanze in un villaggio francese. Alla sera giocava a scacchi con il parroco, ma il sabato il sacerdote non poteva giocare perché doveva preparare la predica per la messa domenicale. Un giorno chiese a Pasteur: come spiegherebbe lei alla nostra gente l’origine divina della Chiesa? Lo scienziato ci pensò su, poi disse: Direi alla gente: prendete dodici giovani del vostro villaggio, insegnate loro per due anni tutto quello che sapete, poi mandatene uno a New York, un altro a Londra, un terzo a Sydney, un quarto in Sudafrica e così via. Dopo duemila anni andate a vedere se si sa ancora qualcosa di loro.

Umanamente parlando, i dodici apostoli non erano in una situazione migliore; i loro nomi però vengono ancora ricordati. Sono diventati le colonne della Chiesa, perché il potere di Cristo era con loro, secondo la sua promessa: “Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

“I nomi dei dodici apostoli sono”

Sant’Ignazio di Loyola raccomanda di meditare sulla propria incapacità a compiere la vocazione.

Nella vita profana la vocazione è una scelta, con tanto di esami, per scoprire quello che conviene fare e quello che si è in grado di fare. Invece Dio, quando chiama, dà Lui stesso le capacità necessarie per eseguire quello per cui si è mandati. È un dono puro, disinteressato, come la prima vocazione è la creazione dal nulla. “Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita” (Gen 2,7). Una cosa simile si verifica per ogni vocazione al servizio divino: l’uomo, da parte sua, non può offrire a Dio che polvere della terra.L’anima dell’apostolato proviene dall’ispirazione divina, dallo Spirito Santo. “Per grazia di Dio sono quello che sono” scrive san Paolo (1Cor 15,10). Per questo anche i grandi apostoli dell’umanità, che hanno convertito interi popoli e cambiato il corso della storia, non avevano difficoltà a conservare l’umiltà. Si consideravano dei grandi peccatori, temevano di non essere all’altezza della loro vocazione e sentivano di portare, come dice san Paolo, la preziosa grazia di Dio in vasi di terracotta, sempre in pericolo di rompersi (2Cor 4,7).

“Li inviò dopo averli così istruiti”

Secondo sant’Agostino l’umiltà cristiana somiglia a un albero: più in profondità arrivano le radici e più cresce grande. Quando rendo merito ad un altro per un lavoro, diminuisco me stesso e il mio valore. Quando però attribuisco il merito a Dio, questo accresce la grazia di Dio verso di me. Confesso che è Lui che agisce dentro di me, cioè io sono un uomo di Dio. La parola “apostolo” esprime proprio questo. Il termine viene dal greco e significa ambasciatore. Certo non diminuisce il valore di un ambasciatore se egli agisce fedelmente ed onestamente secondo le direttive della sua patria; anzi, egli appare più valido e importante.

Gli umili servi di Dio sperimentano che servire Dio significa regnare, come dice il vangelo. Sulla sorte dei dodici apostoli sparsi per il mondo sappiamo ben poco, eppure le loro effigi sono state dipinte o scolpite sulle colonne delle chiese. Sulle colonne portanti l’edificio può innalzarsi sempre più; e così continuano a fare i loro successori» (TOMÁŠ ŠPIDLÍK, Il Vangelo di ogni giorno. Riflessioni sul Vangelo feriale. III. Tempo “per annum” 1, Lipa, Roma 2001, pp. 196-198).

Forse ogni giorno abbiamo l’occasione di toccare con mano la fragilità, la povertà e spesso l’incoerenza degli uomini di Chiesa. Mi permetto di fare alcune precisazioni. Anzitutto persone come Francesco d’Assisi e Caterina da Siena (mi limito a due nomi) videro con acutezza gli errori di tanti cristiani (anche vescovi, cardinali…), eppure, invece di perdere tempo ed energie in sterili polemiche, risposero con la santità della loro condotta di vita. Proprio vedendo la povertà dei cristiani, siamo aiutati a essere ancor più certi dell’origine divina della Chiesa e del fatto che Gesù ci guida costantemente, sempre rispettando la libertà di ciascuno: possiamo sprecare i talenti o utilizzarli con amore. L’atteggiamento peggiore è limitarsi a vedere quello che fanno gli altri. Se accade di vedere qualcosa di negativo, non dimentichiamo di mettere in pratica ciò che la Vergine ha raccomandato a Lourdes e a Fatima, per esempio.

Nel commento di padre Špidlík mi ha colpito particolarmente il riferimento a 2 Cor 4,7. Lo considero uno dei gioielli più belli che san Paolo ci ha donato.

Perdonatemi infine qualche riferimento autobiografico.

Quasi 30 anni fa dovevo scegliere un nome per il Consultorio familiare diocesano. Scelsi il nome di un albero proprio perché ero e sono tuttora convinto di ciò che dice sant’Agostino in riferimento al ruolo delle radici di un albero.

Oltre 50 anni fa un sacerdote, paragonando la Chiesa alla mamma, mi disse: “Se vedi che tua madre commette degli errori, lo vai dicendo in giro a tutti quelli che incontri o ti stai zitto e aiuti tua madre con la preghiera, con il buon esempio, con un consiglio opportuno, soprattutto con amore filiale?”.

Non mi sono certo meravigliato per la generosità con cui avete risposto alla richiesta di preghiera. Non posso che gioire per il tutto il Bene che il Signore e sua Madre stanno operando in voi.