Del commento di ieri di don Fabio mi hanno colpito tre frasi:
«Se qualcuno perde il suo sapore, gli altri se ne discostano. Se un padre non è un vero padre, lascerà il vuoto nel cuore dei figli».
Insomma, c’è il rischio che un genitore, un sacerdote diventi del tutto inutile, insignificante. Io so di cosa hanno bisogno i miei figli, i miei parrocchiani, le persone che incontro? A questa domanda rispondo dopo essermi lasciato seriamente illuminare da Gesù?
Poi mi ha colpito Mt 27,45 «A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio». La fede non è luce totale! So vivere i momenti di buio nella mia esistenza? Sono consapevole che ho bisogno di rifornirmi continuamente alla Luce che mi dà Gesù? Conosco i mezzi adatti per essere illuminato? Io personalmente ricevo molta luce quando mi confesso, quando celebro l’Eucaristia, quando medito la Parola, quando adoro l’Eucaristia (in particolare, ogni settimana nella mia Parrocchia) e quando approfondisco la vita e gli insegnamenti dei santi (penso a santa Bernardette Soubirous, a san Massimiliano Kolbe, a san Paolo VI, a san Giovanni Paolo II… e a tanti altri). Probabilmente la luce più grande mi è stata donata in alcuni pellegrinaggi: a Lourdes, a Fatima, in Terra Santa, negli esercizi spirituali annuali, frequentando sacerdoti la cui vita era una vera testimonianza del Vangelo.
«Le opere che danno luce e sapore alla vita non sono quelle che glorificano chi le fa, ma quelle che indicano che costui ha una relazione con il Padre».
Sono chiamato a una duplice verifica: com’è la mia relazione col Padre? Il mio impegno cristiano ha questo scopo: aiutare gli altri a vivere tale relazione col Signore?
Un’ultima piccola domanda: col mio coniuge, con i miei figli, recito il Rosario, in particolare, medito bene i misteri luminosi?