Pensiero serale 06-11-2026

Anche stasera vi spedisco un commento che ci aiuta a riflettere sulle letture della s. Messa (Fil 3,17-4,1; Lc 16,1-8).

Lectio Divina

«Solidità e scaltrezza

Lettura
Nella prima lettura san Paolo invita i Filippesi e tutti noi a “rimanere saldi nel Signore”, a “imitarlo nel continuare a seguire Gesù sulla via e nella logica della croce”, sapendo che la meta ultima da raggiungere, la nostra patria, è nei cieli, e ignorando i tanti cattivi “maestri” che si perdono, pensando solo alle cose di questo mondo. Il vangelo lucano ci presenta la figura del cosiddetto “amministratore disonesto” che, una volta messo davanti alla sua cattiva condotta, escogita con scaltrezza un sistema per salvarsi, trasformando in bene ciò che prima aveva gestito nella logica del male. Gesù loda questo tipo di atteggiamento, esortando i suoi discepoli ad adottarlo per superare coloro che sono più scaltri di loro: i “figli di questo mondo”.

Meditazione
Le letture odierne ci stimolano, da un lato, a prendere le distanze dai “cattivi maestri”, quelli che seguendo la logica mondana puntano tutto sulle realtà di questo mondo, dimenticando che la vera felicità si trova nel seguire il Signore, imparando da Lui a non fuggire dalla croce, ma ad accettarla e a vincerla rimanendo saldi in Lui e proiettati verso la patria celeste. Dall’altro lato, invece, il vangelo ci invita a imparare qualcosa di buono dai “figli di questo mondo”, da quei “cattivi maestri” di cui ci parla san Paolo. Essi, infatti, sono specialisti della scaltrezza, utilizzata però a fin di male. Solidità e scaltrezza, dunque, sono le due parole che possiamo portarci dietro nella giornata odierna. Il Signore ci vuole solidi, non nell’essere “forti”, nel modo in cui spesso pensiamo, cioè confidando in noi stessi e sulle cose che possiamo accumulare in questo mondo; ma nell’essere “forti in Lui”, confidando sulla Roccia granitica che è Gesù, sulla sua Parola di vita eterna, sulla sua vittoria sulla morte e sul male. Egli ci vuole saldi in Lui, quando sperimentiamo le fragilità della nostra condizione umana, quando sbagliamo e pecchiamo, quando ci sentiamo perduti e disperiamo. Ci vuole saldi in Lui, però, anche quando nella vita le cose ci vanno talmente bene che rischiamo di crederci onnipotenti, e dimentichiamo di essere delle povere creature. Ma la tecnica che Gesù ci invita a utilizzare per rimanere sempre saldi in Lui, è quella della scaltrezza. Bisogna imparare a essere santamente furbi, svegli, intelligenti, impiegando tutte le nostre capacità umane nel trasformare in bene quel male nel quale ci troviamo immersi. Possiamo essere scaltri nel bene. E, perfino quando a causa del nostro peccato abbiamo causato del male, possiamo sempre porvi rimedio.

Preghiera:
Donami, Signore Gesù, di sperare sempre in te, di affidare tutta la mia esistenza a te, di rimanere saldo in te quando sono fragile, ma donami anche di imparare a essere scaltro come vuoi tu, per vincere la tentazione della logica mondana, e per usare ogni mio talento per servire te nei fratelli. Amen.

Agire:
Considero come porre rimedio a qualche male commesso a causa del mio egoismo, per volgerlo in bene» (MIRILLI MAURIZIO, Solidità e scaltrezza, in Messa meditazione 2026, novembre-dicembre, pp. 81-82).

Siamo invitati a reagire in modo costruttivo agli errori che noi stessi possiamo commettere. La prima cosa è ammettere i propri errori. Se finora ho pregato poco o male, se mi confesso raramente, se non mi sono preoccupato di formare bene la mia coscienza col rischio di non saper distinguere il bene dal male a livello etico, devo evitare accuratamente i due grandi eccessi dell’orgoglio e della disperazione, ma come abbiamo appena letto: «trasformare in bene quel male nel quale ci troviamo immersi».

Non dimentichiamo che siamo chiamati ad amare il Signore anche con tutta la mente (cfr. Mt 22,37). È bene meditare anche su questa esortazione donataci da Gesù: «Siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe» (Mt 10,16).

Penso che la scaltrezza si manifesta nel saper perdonare, nel rispondere alla vocazione, nel non dialogare con la tentazione, nel saper scegliere un buon confessore e padre spirituale. Come vedo con amarezza persone che vagano da una parrocchia all’altra senza capire che la vita comunitaria parrocchiale va vissuta con assiduità e fedeltà, così penso che non è positivo passare da un sacerdote all’altro per la Confessione. Certo, l’assoluzione sarà valida, ma io non cambio continuamente il dentista o il cardiologo oppure l’oculista…

Invece, la stoltezza spesso si manifesta nel trascurare la preghiera e la formazione a livello biblico, spirituale e morale, nell’accidia, nel non dedicare sapienza e dedizione al dialogo nella vita di coppia e all’educazione dei figli, nel vivere la sessualità senza la castità, nell’estroflessione…