Pensiero serale 05-11-2026

Vi spedisco il commento del Vangelo della s. Messa di oggi (Lc 15,1-10). Ci sono riferimenti molto interessanti anche alla Prima Lettura (Fil 3,3-8).

Lectio Divina

«La gioia piena

Lettura
Nella Lettera ai Filippesi san Paolo spiega che il vero culto non è quello che si vive rispettando formalmente una legge, ma quello che lo Spirito di Dio ci muove a celebrare. Il vero culto, dunque, non si ottiene con le opere della carne, ma è un dono dello Spirito, il quale ci permette di incontrare e di conoscere Gesù Cristo. L’evangelista Luca ci propone le parabole della pecorella e della dramma smarrite, che mettono in evidenza l’instancabile misericordia divina nei confronti dei peccatori perduti, e come non sia tanto l’uomo alla ricerca di Dio quanto Dio alla ricerca dell’uomo, per offrirgli sempre l’opportunità di ritrovarsi quando si smarrisce, e per gioire pienamente quando lo ritrova.

Meditazione
Anche solo per una persona vale la pena metterci la faccia. Vale la pena perché il frutto che ne consegue è la gioia piena. Gesù ci dice, infatti, che chi va alla ricerca della pecora perduta, “quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. È interessante notare come a essere pieno di gioia, qui, non è tanto la “pecora” che si era smarrita e che è stata riportata all’ovile, ma colui che ha rischiato tutto pur di andare a cercarla quando sembrava ormai persa per sempre e alla fine l’ha ritrovata. È una gioia contagiosa: chi la sperimenta, poi la diffonde intorno a sé per il bene di tutti. In effetti, non è vero che andando alla ricerca della pecorella perduta si abbandonano le altre novantanove: impegnando le energie per recuperarne una, in realtà si contribuisce alla vera e piena felicità di tutte quante. Può sembrare una logica strana, questa, ma è proprio la logica di Dio: “Così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione”. Spetta a noi decidere se partecipare della pienezza di questa gioia divina, oppure rimanercene tra le fila di coloro che, credendo di essere “giusti”, rinchiusi in una ristretta prospettiva di egoistica indifferenza, si accontentano delle proprie misere “gioie” effimere. Gesù ci insegna che la gioia piena va cercata accuratamente, assumendosi la fatica di mettersi a spazzare con determinazione tutta la casa pur di trovare quella moneta perduta. Da un lato, quindi, abbiamo la gioia donata e inattesa, il perdono; dall’altro, vi è la gioia cercata con fedeltà e impegno, che si sperimenta nel far ritrovare al peccatore la dignità perduta.

Preghiera:
Vieni Santo Spirito, vieni per muovermi verso il culto autentico, vieni a portarmi il dono della gioia piena, quella che posso sperimentare nel vedere con gli occhi pieni di meraviglia il ritrovamento da parte del Padre di un fratello o di una sorella che si erano smarriti. Amen.

Agire:
Smetto di giudicare gli altri e prendo l’impegno di cominciare a collaborare con Dio per aiutarlo nella ricerca di qualche pecorella che si è smarrita» (MIRILLI MAURIZIO, La gioia piena, in Messa meditazione 2026, novembre-dicembre, pp. 75-76).

Vi segnalo tre temi: in cosa consiste la vera gioia, il rendersi conto di quanto Dio ci ama, comprendere come sia sterile, triste e inutile sprecare la vita a giudicare il prossimo, invece di imparare a essere misericordiosi e costruttivi (imparando dal Signore …se è Lui il nostro Maestro!).
Non mi stancherò mai di ribadire che, per progredire seriamente nella vita spirituale, è fondamentale la preghiera, in particolare la partecipazione più frequente possibile alla s. Messa (intendo quella feriale, perché quella festiva la do per scontata; chi va a Messa ogni domenica lo paragono a chi va a scuola e si accontenta del minimo rendimento per non essere bocciato) e la recita costante della Liturgia delle ore, in particolare l’Ufficio delle Letture.
Sul tema delle «misere gioie effimere» non posso non ricordarvi lo stupendo brano che meditiamo il 31 luglio in occasione della Memoria di sant’Ignazio di Loyola.